PALOMBARA SABINA – Da Singapore a casa, il giro del mondo in bicicletta

L’avventura di Federico Demasi, 26enne ex elettricista palombarese: 22 mila chilometri pedalando

Girare il mondo era sempre stato il suo sogno, oggi ha fatto del viaggio in bicicletta uno stile di vita.

Lui si chiama Federico Demasi, 26 anni di Palombara Sabina, ex elettricista, ex agente di commercio, ex magazziniere, oggi protagonista di quello che per l’opinione comune potrebbe essere definito un record, una sfida, un’avventura, ma che per lui è semplicemente la realizzazione di un sogno.

Lo scorso 8 ottobre Federico è partito in bicicletta da Singapore con destinazione Palombara Sabina per un viaggio che lo porterà ad attraversare su un sellino nell’ordine Malesia, Thailandia, Laos, Cina, Mongolia, di nuovo Cina, Kazakistan, Kirghikistan, Tagikistan, Uzbekistan, a varcare su un traghetto attraverso il Mar Caspio per l’Azerbaigian, pedalando sui sentieri di Georgia, Turchia, Grecia, Albania, Montenegro, Croazia, Slovenia e infine Italia.

Insomma, Federico ho preso la via più lunga per arrivare a casa, a Palombara, dove lo aspettano per Natale 2024 il padre Michele, addetto alle vendite in un negozio di termoidraulica, la mamma Marinella, segretaria presso uno studio dentistico, e la sorella Amelia, studentessa universitaria in Sociologia.

Per quella data, tra un anno, a riabbracciarlo ci sarà anche Valentina, la fidanzata 24enne, anche lei di Palombara attualmente nel Nord Italia per lavoro, insieme alla quale il giovane da 9 anni condivide sogni e passioni.

Nato a Roma l’11 ottobre 1997 e cresciuto a Palombara, Federico è diplomato al Liceo scientifico “Lazzaro Spallanzani” di Tivoli e a 19 anni ha preferito lasciare gli studi per inserirsi nel mondo del lavoro: prima il magazziniere, poi l’agente di commercio, infine l’elettricista.

E’ andata avanti così fino al 2019, quando lui 22enne e la sua compagna Valentina appena 20enne hanno deciso di lasciare Palombara per l’Australia.

“Il piano – inizia a raccontare Federico mentre trascorre la vigilia di Capodanno a Laosera fare un’esperienza all’estero, lavorare qualche mese, mettere soldi da parte e imparare l’inglese: siamo rimasti due anni e mezzo.

Ci siamo trovati bene, abbiamo fatto tanti lavori casuali, abbiamo trascorso 13 mesi in van facendo il giro dell’Australia e percorrendo 35 mila chilometri”.

Rientrati a Palombara Sabina a Natale 2021, Federico e Valentina hanno deciso di investire i risparmi in un nuovo viaggio, stavolta nel sud est asiatico. Così a marzo 2022 i due fidanzati sono ripartiti, zaino in spalla e mezzi pubblici, e hanno attraversato Vietnam, Cambogia e Thailandia, dormendo in ostelli e hotel low cost.

“Spendevamo non più di 10 euro al giorno a testa, attenti a dove mangiare e dormire – continua a raccontare Federico Demasi – Per sei mesi abbiamo viaggiato attraverso i tre paesi, poi abbiamo affittato una casa in Thailandia. Vicino all’alloggio c’era negozio dove ho comprato una bici e insieme al venditore l’ho allestita per il viaggio con gli accessori che volevo.

Valentina non era convinta dell’idea, così lei è partita per Bali e ha fatto il suo viaggio.

A settembre 2022 io ho fatto il mio primo viaggio test in bicicletta: partendo da Krabi, nel sud della Thailandia, ho raggiunto Kuala Lumpur, la capitale della Malesia, percorrendo 1.300 chilometri in un mese.

In realtà l’idea originaria era arrivare a Singapore, ma non ce l’ho fatta perché i soldi erano finiti”.

Per questo Federico e Valentina a ottobre 2022 sono tornati a lavorare insieme a Wellington, capitale della Nuova Zelanda: sei mesi in un food truck, il camioncino itinerante dotato di cucina attrezzata per la preparazione e la vendita di pasti di varia natura in occasione di eventi e fiere mercatali.

A quel punto, le strade dei due fidanzati si sono momentaneamente divise, Valentina è tornata in Italia mentre per sei mesi Federico ha lavorato in un ristorante messicano come barman.

Il tempo necessario di messo da parte altri risparmi in vista dell’avventura che documenta quotidianamente sulla sua pagina Instagram “no.easy.roads”.

Com’è nata l’idea del giro del mondo in bicicletta? Sei stato ispirato da qualcuno in particolare?

Nei miei primi anni di viaggio, in Australia, ho incontrato diversi cicloviaggiatori. La curiosità mi ha portato a fare diverse ricerche e a venire a conoscenza di Dino Lanzaretti, uno dei primi cicloviaggiatori italiani, che con i suoi racconti mi ha fatto definitivamente innamorare di questo modo di muoversi e viaggiare.

Ho passato diversi anni sognando di pedalare attraverso altipiani infiniti e paesaggi mozzafiato e di far diventare il viaggio il mio stile di vita. Il giro del mondo è sempre stato nella mia mente, ho solo trovato il momento giusto per farlo e colto l’occasione al volo.

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A chi l’hai confidata per primo e quale risposta hai ricevuto?

Valentina (la mia compagna di vita) è stata la prima a saperlo. Ovviamente non è stata una decisione presa dall’oggi al domani; è stato un processo graduale, nel quale sia lei che la mia famiglia hanno avuto modo di metabolizzare l’idea e sostenermi nel progetto.

Quale bicicletta utilizzi? Perché un viaggio in bici?

Utilizzo una Blacksnow Pangea MK2, una bicicletta da viaggio chinese, in acciaio, senza sospensioni. Con i due portapacchi, anteriore e posteriore, posso agganciare le mie sei borse al telaio e trasportare tutta la mia attrezzatura. Il peso della bicicletta e delle borse è di 50 kg.

Viaggiare in bicicletta per me significa guadagnarsi la bellezza dei paesaggi lungo la strada e la fiducia delle persone. Significa non avere schermi che ti dividono dall’ambiente circostante, essere esposti a caldo, freddo, al vento e alla pioggia.

Viaggiare in bicicletta significa vedere i paesaggi e le culture cambiare lentamente ed essere un tutt’uno col mondo. Significa fare i conti con se stessi e le proprie debolezze.

In quale modo ti mantieni? Dove dormi e dove mangi? Insomma, come fai se non lavori?

Finanzio i miei viaggi con i miei risparmi. Con un budget di € 70 a settimana, devo mangiare, dormire, pagare visti ed eventuali imprevisti, pagare l’abbonamento a SIM card locali e trasmettitore satellitare.

Porto con me tutta l’attrezzatura da campeggio necessaria per essere completamente indipendente. La chiave per risparmiare è dormire in tenda quando possibile e cucinare o mangiare cibo locale.

Come hai trascorso il Natale? Come trascorrerai il Capodanno?

La comunità di cicloviaggiatori nel mondo è enorme. Attraverso una community Whatsapp di circa 2000 persone, siamo riusciti a riunirci con altri ragazzi qui a Luang Prabang, Laos.

Abbiamo creato un gruppo di 16 cicloviaggiatori, da diverse parti del mondo e abbiamo passato il Natale insieme, come si è solito fare, mangiando. Il piano originale era proseguire dopo Natale, ma abbiamo deciso di rimanere qui anche per Capodanno.

In quale modo vieni accolto nei Paesi che stai attraversando? Secondo la tua esperienza, quale è il popolo più accogliente?

Quello che il viaggio mi ha insegnato, è che ci sono belle persone ovunque, nessun paese escluso. Mi è capitato in tante occasioni di essere stato ospitato da sconosciuti e di ricevere da chi ha poco o niente.

Secondo la mia esperienza finora, non credo che ci sia davvero un popolo più accogliente di un altro.

Posso solamente dire che nei piccoli villaggi le persone hanno un cuore più grande e che l’essere positivi ed il sorriso aprono tutte le porte.

Raccontaci un episodio bello.

Raggiungere la cima di passi di montagna con le proprie gambe, godere di paesaggi mozzafiato, scambiarsi sorrisi con le persone del luogo, fare campeggio immersi nella natura e sedersi a guardare albe a tramonti.

Questi sono gli attimi di gioia durante il viaggio, difficile individuare un episodio in particolare.

E un episodio spiacevole?

Non ho vissuto nessun episodio spiacevole in particolare, ma posso dire che le prime settimane di viaggio sono state davvero dure, sia psicologicamente che fisicamente. Ho lasciato la Nuova Zelanda a inizio Ottobre, era inverno ed avevo la mia stabilità, i miei amici e la mia fidanzata.

In poche ore mi sono ritrovato in temperature intorno ai 40° C, da solo e senza punti di riferimento. Riordinare la mente e allenare il corpo è stato un processo graduale, durato qualche settimana. Quella sofferenza mi ha forgiato e ha riordinato le mie priorità.

La lontananza da Valentina e dalla tua famiglia: quale è il tuo stato d’animo?

Ci sono alti e bassi, la mancanza a volte si fa sentire, ma amo quello che faccio e lo stile di vita che ho intrapreso. Ho sempre avuto la sensazione di essere nel posto giusto nel momento giusto.

Vivo la mia vita senza molti rimpianti.

Le raccomandazioni della tua fidanzata e della tua mamma.

Sanno che ho la testa sulle spalle e che anche per quanto folle possa sembrare quello che sto facendo, in realtà non è niente di rischioso.

Sanno che sono costantemente circondato da persone fantastiche e che non c’è molto di cui preoccuparsi. Probabilmente la raccomandazione che ricevo più spesso è di stare attento al traffico in strada.

Ci sono stati giorni in cui hai pensato: “Mollo tutto e torno a Palombara a fare l’elettricista”?

E perché?

Assolutamente no, amo la mia vita e sono davvero grato per quello che sto vivendo. Tutti i momenti di difficoltà che ho avuto sono stati momenti di profonda crescita ed introspezione, i quali mi hanno portato ad essere la persona che sono oggi.

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Un aggettivo per definire questo tuo viaggio in bicicletta.

E perché?

Spontaneo. Ogni giorno seguo ciò di cui il mio corpo e la mia mente hanno bisogno e adatto e cambio i miei piani in base a cosa incontro lungo la strada.

La spontaneità è fondamentale per rendere un viaggio come questo possibile.

Cosa significa per te viaggiare?

Per me viaggiare significa immergersi completamente in nuove culture, uscire fuori dai sentieri battuti. Viaggiare significa fare esperienza del nuovo e dello sconosciuto, significa farsi attraversare da quello che ci circonda senza pregiudizi e preconcetti.

Quali sentimenti muovono le tue pedalate?

L’amore e la curiosità muovono le mie pedalate. La bellezza di tutto quello che mi circonda e l’energia delle persone sono il carburante per i miei viaggi.

Paure?

Non ho molte paure, ho imparato a vivere a pieno ogni momento presente. Durante un viaggio come quello che sto facendo è davvero difficile immaginare cosa possa accadere nel futuro e a causa della casualità del domani, è molto difficile averne paura.

Come ti definisci? Un viaggiatore, un cittadino del mondo, uno spirito libero, un sognatore, un superuomo o altro? E perché?

Non mi piace molto definirmi. Cerco solo di vivere la mia vita avvicinandomi il più possibile alla mia idea di libertà e seguendo i miei bisogni.

Hai previsto il tuo ritorno in Italia a dicembre 2024: che rapporto hai col tempo?

Nelle prime settimane di viaggio pensavo spesso a quanto tempo ancora sarebbe dovuto passare prima di arrivare a casa, a quello che potrebbe essere accaduto nel futuro.

Mi rendeva debole, insicuro e non riuscivo ad essere presente in quello che stavo facendo. Successivamente ho imparato a vivere un giorno alla volta e tutto ha iniziato ad essere più semplice.

Oggi pensare già al rientro in Italia mi porterebbe troppo lontano dal presente. Non penso troppo a quello che avverrà e pianifico qualche settimana alla volta.

Qualcuno potrebbe pensare che al termine del viaggio hai un anno in più di vita e uno in meno in termini di chance lavorative. Qual è invece il tuo punto di vista?

Durante i miei anni di viaggio ho fatto molti lavori diversi e mi sono adattato a infinite situazioni. Non mi sono mai sentito troppo “vecchio” per un lavoro o non all’altezza.

Credo che nella società odierna, così dinamica e mutevole, sia davvero importante imparare l’arte dell’ adattarsi e del mutare. Se il luogo in cui vivo non ha niente da offrirmi, probabilmente mi sposterò altrove.

Quando il tempo è davvero perso?

Credo che il tempo sia davvero perso quando non si impara, non ci si evolve, non ci si migliora. Anche le scelte che possono sembrare, a primo impatto, sbagliate, in realtà possono essere motivo di crescita ed autoanalisi.

Cosa ti resterà di questo viaggio?

Questo viaggio mi sta insegnando a fidarmi delle persone che mi circondano. Non esiste scuola di vita più intensa di questa, ogni giorno si ha a che fare con persone diverse, culture diverse, ogni giorno bisogna mettere da parte le proprie convinzioni.

Ho imparato che tutto è relativo e che non esiste una verità assoluta.

Molti giovani hanno paura del futuro, tu ne hai? E per cosa?

Ho fiducia nel futuro e negli esseri umani. Non ho paura del futuro, infatti credo che dipenda solamente da come noi reagiamo alle cose che ci accadono.

Spesso ci focalizziamo più sul problema stesso che sulla soluzione e credo che la mancanza di connessioni tra esseri umani al giorno d’oggi sia una delle cause fondamentali di questo pessimismo generale.

Il tuo futuro è a Palombara, in Italia oppure in altre parti del mondo?

Ancora non ho fatto progetti per quando arriverò a casa. Seguo costantemente quello che mi rende felice e quando arriverà il momento per decidere cosa fare, saprò sicuramente cosa scegliere e dove fermarmi.

Per ora la mia casa è la mia piccola tenda.

Singapore-Palombara Sabina resterà il tuo unico viaggio in bicicletta?

Non so esattamente cosa farò dopo questo viaggio, probabilmente dovrò tornare a lavorare per mettere da parte altri soldi. Mi piacerebbe continuare a viaggiare in bicicletta, magari in altri continenti.

Il mondo è così grande e ci sono così tante strade pronte ad essere pedalate!

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