Guidonia – La Triade Capitolina: Pietro Casasanta, il tombarolo che la scoprì, racconta come la portò alla luce

VAI AL VIDEO Il filmato ci porta a Palestrina. Il signore che sale a fatica la scalinata di Palazzo Barberini è colui che ha riportato alla luce, con uno scavo clandestino nel 1993, la Triade Capitolina, ora esposta in questo museo. Si chiama Pietro Casasanta ed almeno una volta al mese, viene qui in questo museo di provincia per far visita all’opera da lui scoperta.

Con uno scavo clandestino condotto insieme a suo nipote Marcello e all’amico fidato Pietro De Angelis, riportò alla luce la Triade nel territorio dell’Inviolata, una zona di Guidonia ricca di antichi reperti.

Quando è al suo cospetto se la rimira affascinato, accarezza le tre divinità raffigurate, parla con loro commosso a tal punto che gli scappa anche qualche lacrima.

Lui si considera un archeologo dilettante “anche se- dice- tutti mi considerano uno sporco tombarolo”.

L’opera raffigura i tre protettori di Roma: Giove, Giunone e Minerva seduti su un trono cerimoniale con ai piedi gli animali sacri dell’antica Roma.

A parte alcune antiche rotture, le statue sono intatte e la loro datazione risale alla fine del secondo secolo Dopo Cristo.

Lo storico dell’arte Federico Zeri lo definì “ Un ritrovamento di estrema importanza, essendo l’unica scultura raffigurante la Triade Capitolina giunta fino a noi. Ad oggi la Triade era nota soltanto per alcune raffigurazioni presenti su monete del periodo che va da Adriano ad Antonino Pio”.

Pietro Casasanta, dopo il ritrovamento, vendette il gruppo marmoreo per quattro miliardi di lire a Mario Bruno, un trafficante svizzero a livello internazionale di opere d’arte che però morì dopo qualche mese a causa di una malattia.

La morte del trafficante fu la salvezza della Triade, perchè le trattative già avviate per la vendita ad un museo d’oltre oceano si interruppero e permisero ai Carabinieri del Nucleo Patrimonio Artistico di recuperare l’opera.

I carabinieri iniziarono le indagini per il recupero dell’opera, della quale non sapevano neanche l’esistenza, per un caso fortuito e in seguito proprio all’arresto di Pietro Casasanta che, insieme ad un suo collaboratore Pietro De Angelis e suo nipote Marcello, Stavano cercando di vendere reperti archeologici provenienti da scavi clandestini nel Lazio. Tra i reperti c’era la Triade che però era già stata ceduta al trafficante svizzero.

Durante l’operazione, che fu chiamata col nome in codice “Giunone”, gli inquirenti misero sotto controllo alcune delle zone più colpite dagli scavi clandestini, in particolare la zona dell’Inviolata. Dopo una serie di appostamenti e pedinamenti, individuarono nei pressi di Anguillara Sabazia due addetti alle ruspe, attraverso i quali si giunse ai veri capi dell’organizzazione: Pietro Casasanta, che aveva diretto personalmente gli scavi e Pietro De Angelis.

Angelo Scipioni 

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