Ha vinto Gualtieri

È successo quello che doveva succedere

 

Ha vinto con 250mila voti in più rispetto al primo turno raggiungendo il 60,1% dei votanti. Ma è anche vero che ha votato il 40,68% degli aventi diritto.

Nei giorni che dovevano essere di silenzio elettorale abbiamo visto una manifestazione nazionale dei sindacati convocata sui valori dell’antifascismo. Otto giorni prima del voto una manifestazione fascista ha fatto irruzione nella sede nazionale della Cgil. Una settimana in cui il dibattito ha riportato i termini della discussione sui valori dell’antifascismo e non sulla fase che viviamo in cui il lavoro e lo scollamento di tanti tessuti produttivi fa da evidente contrasto alla crescita al sei per cento, tanto sbandierata dal governo. Ha continuato a fare irruzione la discussione sui No Green Pass con le manifestazioni che hanno visto i portuali di Genova e Trieste, specialmente, protagonisti. Proprio oggi, l’ultima resistenza con sgombero dell’occupazione del porto di Trieste da parte della polizia di Stato.

IN questo clima, non proprio di serena convivenza tra pensieri e modi diversi d’essere è arrivata questa elezione del sindaco di Roma, per altro molto attesa a Roma, dato il malcontento generale sulla precedente amministrazione – evidenziata dalla debacle dell’ex sindaca Virginia Raggi che si è trovata al quarto posto tra i candidati in lizza.

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Tanta accensione nei toni però non ha sollecitato le cittadinanze delle amministrazioni al giudizio degli elettori che per più della metà al primo turno ha disertato le urne. Al secondo turno, come era prevedibile, come sempre succede, un quarto di quei votanti non si è recato alle urne.

Questa è la conseguenza. A conti fatti il nuovo sindaco di Roma esprime la rappresentanza di un elettore su cinque. E le periferie, come era prevedibile, non si sono mosse a sostegno di Michetti.

Ma il problema sarà anche i rapporti e le filiazioni che riuscirà a comporre con la Regione Lazio per la quale non ci saranno più scuse sulla soluzione del problema centrale della gestione sui rifiuti. Finora le responsabilità sono rimpallate nelle varie conferenze di servizi tra Regione Lazio e Comune di Roma. L’incomunicabilità tra Zingaretti e Raggi, nonostante il clima distensivo creato a livello nazionale, ha fornito un alibi, più che una spiegazione, sull’assenza di decisioni.

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Ma l’altro problema centralissimo per la Capitale e la sua area vasta riguarderà le infrastrutture, quindi il rinnovo della rete stradale e ferroviaria per la mobilità. Lì dovranno calare i finanziamenti del PNRR. Lì l’esperienza di ex ministro di Roberto Gualtieri dovrà muovere la massima influenza. Saranno decisivi i suoi viaggi a Bruxelles, altro che polemica del suo avversario Michetti! Fondamentale quindi per Gualteri nominare un vicesindaco, o una vice-sindaca. Una personalità che abbia il polso della città e faccia capire alla classe dirigenziale dell’amministrazione capitolina chi comanda. Lo stesso in Consiglio comunale che avrà una composizione molto variegata e una componente dei Cinque Stelle probabilmente irriducibile.

Per la Capitale d’Italia è una grande scommessa, ma dalla mole dei problemi evidenziati probabilmente è l’ultima occasione per vincerla.

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