Covid, l’Ue chiede coordinamento, Draghi tira dritto: la spunta l’Italia

Il nostro premier: "Bisogna mantenere il vantaggio su Omicron"

I capi di Stato e di Governo dell’Unione europea chiedono che le misure restrittive nazionali contro il Covid siano “coordinate” e soprattutto che “non danneggino il Mercato interno e la libertà di circolazione dei cittadini tra gli Stati”. Su questo sono tutti d’accordo. Nonostante alcune perplessità per le fughe in avanti di Italia e Grecia. L’Italia infatti per chi arriva dall’estero ha appena imposto l’obbligo di tampone e una quarantena di cinque giorni se non vaccinati. “Chiedere il tampone ai vaccinati è un’idea sbagliata e non ci aiuta ad aumentare le vaccinazioni”, ha affermato il premier lussemburghese, Xavier Bettel, al suo arrivo al Consiglio europeo a Bruxelles.
Ma il nostro premier, Mario Draghi, come riporta Agi.it, ha subito risposto spiegando le ragioni delle scelte italiane portando i dati che il giorno prima aveva già snocciolato al Parlamento. A partire dalle “135 mila persone decedute e il crollo pari al 9% del Pil”. 
Draghi ha inoltre evidenziato i numeri elevati del tasso di vaccinazione nel Paese (83-85%; circa 500 mila terze dosi al giorno) e, in particolare, ha posto l’attenzone su come la variante Omicron sia per ora meno diffusa che in altri Stati membri. “Occorre mantenere questo vantaggio a protezione del nostro Sistema sanitario nazionale”, ha detto il premier secondo quanto riferisce una fonte italiana. “Questa la ragione alla base della decisione di far fare i test a chi entra in Italia. Il coordinamento a livello Ue deve essere guidato dal principio di massima cautela”, ha esortato. Alla fine è passata la linea dell’Italia. Ora ci pensa anche l’Ue.

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