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Se sbiadisce il green del Governo

Per alleggerire i rincari delle bollette, il Consiglio dei Ministri tassa i profitti provenienti solo dall’energia da fonti rinnovabili

Quando si è insediato, tra una manciata di giorni sarà un anno, il Governo Draghi si è definito “ambientalista” e, per rimarcare l’intento, ha rivoluzionato (un po’) il ministero dell’ambiente, facendolo diventare ministero della transizione ecologica, il Mite, affidandone la gestione a un super scienziato, Roberto Cingolani. Diceva Mario Draghi in proposito, nel momento della sua investitura: “Qualsiasi cosa faremo, a partire dalla creazione di posti di lavoro, deve andare incontro alla sensibilità ambientale e non gravare la situazione attuale”.

Poi la storia ci ha raccontato tutt’altro. A poco a poco, le questioni ambientali sono uscite di scena, se ne parla un po’ di più a proposito di progetti legati soprattutto alla costruzione di piste ciclabili, bene benissimo, ma l’economia green, i nuovi posti di lavoro, la “difesa” dell’ambiente, lo sforzo di investire sulle fonti rinnovabili, per eliminare il ricorso a quelle fossili, è un argomento che la politica sembra trattare perché “deve”, per evitare che tornino indietro le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza in salsa europea, che ha nella sostenibilità ambientale uno dei suoi cavalli di battaglia. Poi, la transizione ecologica fa tanta paura alla classe imprenditrice, Confindustria e Confcommercio dichiarano spesso (più o meno, ma il succo è questo): sostenibilità sì, ma anche economica, perché la transizione costa e noi non ce lo possiamo permettere, altrimenti dobbiamo licenziare e lo Stato comunque ci “deve” aiutare. E lo Stato ha risposto. Per venire incontro soprattutto alle super bollette degli imprenditori che utilizzano un sacco di energia, avrebbe potuto scegliere due strade: usare gli extra-profitti proprio delle aziende fornitrici di energia che (certo non per colpa loro, è ironico) stanno guadagnando tantissimo, oppure tassare i profitti (anch’essi super, senz’altro, ma non alti come le prime, raggiunti attraverso le fonti fossili) delle aziende che danno energia attraverso le fonti rinnovabili. Bene, il governo “verde” di Draghi ha tassato i ricavi solo di queste ultime.

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La solita logica “emergenziale” e dopo, quale altra emergenza bloccherà il green?

La logica di una tale scelta, ha spiegato la relativa nota di Palazzo Chigi, è “emergenziale”, la situazione durerà solo dal primo febbraio al 31 dicembre e sarà applicata attraverso un cosiddetto meccanismo di compensazione a due vie sul prezzo dell’energia prodotta da impianti a fonti rinnovabili, diminuendo una parte degli oneri di sistema sulle bollette. La norma vincola insomma gli operatori che stanno producendo energia senza sopportare gli effetti dell’eccezionale aumento dei prezzi energetici (per mezzo delle rinnovabili) a versare una differenza calcolata tenendo conto di prezzi equi ante-crisi.

La solidarietà (energetica) non è per tutti

La domanda però ancora una volta nasce spontanea: perché questa sorta di “contributo di solidarietà” vale solo nel versante delle rinnovabili e non in quello delle fossili che, si ribadisce, comunque stanno volando nei guadagni? L’Anev, l’associazione che rappresenta i produttori eolici in Italia, ha commentato: “combattere il caro energia colpendo l’eolico è come combattere il Covid-19 colpendo mascherine, ospedali e vaccini”, parlando di “un incomprensibile accanimento contro le fonti pulite”, considerando che “la causa dell’elevato costo dell’energia elettrica è l’aumento del gas e che proprio chi produce energia elettrica con tale fonte inquinante non verrà colpito dall’intervento”. Dunque, con il decreto del Consiglio dei Ministri appena approvato, evidenzia l’Anev, “non si riconosce il fatto che le rinnovabili, e l’eolico in particolare, sono arrivati da alcuni anni a produrre energia elettrica a costi più bassi di quelli delle fossili e in questo modo stanno facendo scendere il costo dell’energia elettrica nel nostro paese”.

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Ma dove è finita la transizione ecologica?

Da quello che sembra, insomma, il Governo ha deciso di affrontare l’emergenza rincari nel modo più semplice (anche se probabilmente “sofferto”) e nell’immediato, invece di trovare soluzioni per scoraggiare fin da subito l’utilizzo delle fonti fossili cui comunque vengono destinati ancora molti sussidi, magari incentivando l’utilizzo delle rinnovabili con investimenti che invece da qualche anno sono al rallentatore. Se mai non si comincia veramente, pure con scelte dure e impopolari, la transizione ecologica sarà difficile da realizzare. Forse terminerà quando cadrà questo Esecutivo e uno nuovo deciderà di chiudere il ministero nato proprio per quello. Fatto sta che, al momento, tutto il green del Governo Draghi si è alquanto sbiadito.

 

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