TIVOLI – “Beviamo e non paghiamo”, condannata la banda degli estorsori

Pene di 4 e 2 anni per due albanesi, assolto un terzo connazionale: erano il terrore di Palestrina

Si presentavano nel locale con spavalderia e pretendevano di consumare alcolici gratis minacciando i titolari. Una scena che si era ripetuta per mesi, fino a quando i commercianti trovarono il coraggio di denunciare e i carabinieri arrestarono quella che per tutti in paese era la “banda degli albanesi”.

Oggi, mercoledì 26 gennaio, per il gruppo che terrorizzava Palestrina è arrivato il giorno del giudizio. Stamane il Tribunale di Tivoli ha condannato Erion Dule, 44enne albanese, a 4 anni di reclusione per estorsione aggravata, e a due anni il connazionale Denard Pulaj, di 32, per estorsione semplice. Il Collegio presieduto da Nicola Di Grazia – a latere i giudici Emanuela Maria Francini e Sergio Umbriano – ha invece assolto per non aver commesso il fatto Dalip Dule, fratello di quello che è considerato il capobanda.

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I reati contestati risalivano a otto anni fa. Era il 2014 e il gruppo di albanesi aveva preso di mira un noto pub nel centro di Palestrina gestito da un giovane italiano all’epoca ventenne. Secondo quanto accertato dalla Procura, gli albanesi si presentarono ripetutamente nel locale, minacciavano il ventenne e la mamma di far loro del male e di dare fuoco al pub e a casa, costringendoli a servire al tavolo consumazioni senza pagare. Andò avanti così per mesi, mangiando e bevendo a sbafo per un importo complessivo di 3 mila euro.

Dalle indagini dei carabinieri di Palestrina emerse un clima di terrore tra gli abitanti del paese, a tal punto che l’arresto degli albanesi avvenne tra gli applausi dei cittadini. Oggi in aula il pubblico ministero della Procura di Tivoli Antonio Altobelli ha chiesto una condanna a 6 anni per Erion Dule, difeso dall’avvocato Andrea Aleandri del Foro di Tivoli, a due anni per Denard Pulaj, difeso dall’avvocato Mauro Marconi del Foro di Roma, mentre ha proposto l’assoluzione per Dalip Dule, assistito dall’avvocato Giovanni Baffa, anche lui di Roma.

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