GUIDONIA – Tangenti in Comune, i condannati pronti al ricorso in Appello

La sentenza emessa ieri dal Tribunale di Tivoli è considerata eccessiva dai legali dei condannati per associazione a delinquere

Qualcuno lo dichiara apertamente, altri lo lasciano intendere bene: sono eccessive le pene comminate dal Tribunale di Tivoli agli ex amministratori pubblici del Comune di Guidonia Montecelio.

Per questo annunciano fin da ora ricorso alla Corte d’Appello di Roma gli avvocati difensori dei nove condannati nell’ambito del processo alla cosiddetta “Mafia Bianca”, il gruppo di dirigenti, funzionari e impiegati pubblici che insieme a politici ed imprenditori furono arrestate il 20 aprile 2017 con l’accusa di aver saccheggiato le finanze pubbliche del Comune di Guidonia Montecelio (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO).

Ieri, venerdì 25 novembre, il collegio presieduto da Nicola Di Grazia – a latere i giudici Giovanni Petroni e Camilla Amedoro – ha inflitto pene per un totale di 41 anni, due mesi e 30 giorni, facendo proprio la tesi del Pool Anticorruzione della Procura di Tivoli diretta da Francesco Menditto, secondo cui a Palazzo Matteotti governava un “sistema inquinato”.

I giudici di primo grado hanno infatti riconosciuto l’aggravante dell’associazione a delinquere a carico di 4 ex amministratori pubblici, l’ex segretario generale Rosa Mariani, l’ex dirigente Gerardo Argentino, l’ex vice sindaco Andrea Di Palma e l’ex dipendente comunale Michele Maccaroni.

E’ proprio il legale di quest’ultimo, l’avvocato Stefano Saccucci, ad annunciare l’impugnazione della sentenza di condanna di primo grado.

In questo momento – commenta il legale di Maccaroni – mi risulta impossibile commentare quella decisione, non riuscendo neanche lontanamente ad immaginarne le motivazioni.

Solo quando saranno pubblicate potrò finalmente commentarle, affidando critiche e censure al ricorso in appello”.

Sulla stessa linea l’avvocato Daniele Fabi, co-difensore insieme al collega Cesare Gai di Andrea Di Palma.

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Nessun commento alla sentenza – dice l’avvocato Fabi – Attendiamo i 90 giorni per leggere le motivazioni della condanna e verificare eventuali spunti sulla base dei quali promuovere l’impugnazione presso la Corte d’Appello.

Proseguiamo la battaglia legale per far emergere la verità processuale: il nostro assistito non faceva parte di alcuna associazione a delinquere e sta pagando lo scotto di scelte processuali di altri co-imputati che hanno influenzato negativamente l’esito del dibattimento”.

Verdetto profondamente ingiusto”, lo definisce l’avvocato Carmelo Tripodi, difensore dell’ex dirigente Gerardo Argentino.

E’ ingiusto – spiega il legale – perché il mio assistito è innocente, non ci sono prove che abbia percepito somme illecitamente. Attendiamo di leggere le motivazioni per impugnare la sentenza davanti alla Corte d’Appello”.

Di tenore completamente opposto l’opinione degli avvocati Alfredo Scaccia e Gabriele Scaccia, difensori dell’ex dirigente del Comune di Guidonia Montecelio Gilberto Pucci, l’unico degli amministratori imputati ad essere assolto dal reato di associazione a delinquere.

Una sentenza equilibrata per quanto riguarda il nostro assistito – commentano gli avvocati Scaccia – Siamo felici di aver dimostrato la sua estraneità alla contestata associazione per delinquere”.

Attendono le motivazioni prima di presentare il ricorso in Appello anche gli avvocati Pasquale Bartolo e Augusto Colatei, difensori dell’ex Segretario generale Rosa Mariani.

La nostra assistita – commenta l’avvocato Flavio Lupi, sostituto processuale del collega Colatei durante tutto il dibattimento – è talmente rispettosa delle istituzioni che, nonostante la condanna, si ritiene fiduciosa che altri magistrati possano valutare diversamente la mole probatoria prodotta al Tribunale.

Allo stato la dottoressa Mariani non comprende le ragioni che possano aver condotto alla condanna: ha dimostrato di aver controllato tutto ciò che la normativa all’epoca vigente imponeva di controllare, quindi è stata sempre ossequiosa della legge.

Tanto più che non le è mai stato contestato alcun fatto reato ed è pacifico che si è mai macchiata di reati quali malversazione, peculato, corruzione o concussione: nulla“.

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L’unico assolto nel processo di primo grado è stato il geometra Maurizio Rocci, impiegato con posizione organizzativa del Comune di Guidonia Montecelio, oramai in pensione, anche lui arrestato nell’ambito della maxi-operazione “Ragnatela” il 20 aprile 2017.

Conosco Maurizio Rocchi fin da ragazzo e so che persona sia – commenta l’avvocato Augusto Colatei, difensore di Rocchi – Nell’ambito lavorativo si è sempre dimostrato ineccepibile, tant’è che ogni dirigente di settore ha sempre cercato di acquisire la sua esperienza e la sua professionalità considerate un valore aggiunto.

Sono contento che il Tribunale abbia riconosciuto la sua estraneità ai fatti e che Maurizio possa finalmente essere riabilitato sia dal punto di vista etico-morale che da quello lavorativo: ora potrà ricostruire la sua carriera, le mancate retribuzioni durante il periodo di sospensione dal servizio, la liquidazione e l’anzianità“.

Le motivazioni della sentenza di primo grado saranno depositate tra 90 giorni.

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