GUIDONIA – Ventenne sequestrato, il ritorno dei “Bravi Ragazzi” della Torre 18

COLLE FIORITO VIOLENTO/3 - Quartiere da Far West: gli eredi feroci del clan smantellato dalla Dda

Quando i grattacieli popolari furono illuminati a giorno dagli elicotteri dei carabinieri molti inquilini pensarono di essere finalmente liberi.
Fino ad allora, infatti, erano rimasti ostaggio di pusher che spacciavano droga all’interno e davanti l’androne del palazzone dell’Ater di via Rosata, a Colle Fiorito, quartiere di Guidonia Montecelio.
Era l’alba del 4 marzo 2019, quando i militari della Compagnia di Tivoli coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia arrestarono 13 persone per traffico di droga nell’ambito dell’operazione “Torre 18”.
All’epoca gli investigatori ricostruirono un’organizzazione piramidale degna dei gruppi criminali di San Basilio e Torbellamonaca.
Un capo, due luogotenenti e una pletora di fedelissimi, tra “rette”, vedette, trasportini e spacciatori al dettaglio, stipendio settimanale e assistenza legale agli affiliati, più turni per garantire l’apertura della piazza di spaccio per 14 ore al giorno.
Non a caso, nel processo di primo grado celebrato col rito abbreviato nel 2020 il giudice Gaspare Sturzo del Tribunale di Roma comminò condanne per un secolo di carcere.
Una sentenza completamente ribaltata il 9 luglio 2021 dalla Corte d’Appello di Roma che ridusse a un terzo il cumulo di condanne.
I giudici di secondo grado condivisero la tesi che nella “Torre 18” operava una banda, ma con un “giro” di droga limitato almeno rispetto a come era stata descritta inizialmente dagli investigatori della Dda.
I giudici della Terza Sezione riqualificarono il reato associativo riconoscendo l’ipotesi lieve: in poche parole, era un’associazione a delinquere di piccolo cabotaggio quella che per anni aveva gestito lo spaccio di cocaina nel grattacielo dell’Ater in via Rosata 18.
Il sequestro del 21enne dimostra che oggi di quel gruppo restano gli eredi.
A cominciare da Cristian M., 31 anni, appena tornato in libertà dopo la condanna a 5 anni della Corte d’Appello, una pena notevolmente ridimensionata rispetto ai 12 anni inflitti nel processo di primo grado in rito abbreviato.
All’epoca Cristian M. fu considerato dagli inquirenti come l’addetto al coordinamento e al controllo dei pusher dell’organizzazione capeggiata dal coetaneo Omar G., soprannominato “Big”, “Gigante” ed “Eminem” per la sua mole e la statura di un metro e 85, condannato a due anni e 8 mesi nell’ambito del processo “Torre 18” come promotore del mercato della droga nel grattacielo popolare, e ad altri 8 anni e due mesi per droga e armi commessi nel 2017.
Oggi i carabinieri hanno arrestato Cristian M. per aver spalleggiato Mirko F.  nel sequestro e nelle torture al 21enne presunto “infame”.
Scene mai viste prima a Guidonia Montecelio, se non nelle serie “Gomorra” e Suburra”, dove i boss sparano e seviziano i rivali, li speronano in strada e li pestano, tutto alla luce del sole.
Ma questo non è un film.
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