GUIDONIA - “Dio si è fermato sulla Linea Gustav”, il romanzo crudele di Michael Casetta

Il 33enne è autore di un’opera sulle “Marocchinate” degli Alleati

Un giovane scrittore ritrova nella soffitta della sua nuova casa un volume antico. Il libro parla di quelle che sono passate alla storia come “marocchinate”, eventi tragici, atti osceni, violenza e terrore per mano degli Alleati nella Seconda Guerra Mondiale.

Inizia così “Dio si è fermato sulla Linea Gustav”, il romanzo di Michael Casetta, 33enne di Guidonia, alla sua prima opera letteraria per “Porto Seguro Editore”.

Un titolo che sembra parafrasare “Cristo si è fermato a Eboli”, romanzo autobiografico dello scrittore italiano Carlo Levi sulle persecuzioni e il confino subìti da parte del regime fascista.

Nel caso dell’autore guidoniano protagonista è la Linea Gustav, linea di confine che divideva l’Italia a metà, gli Alleati a Sud e Hitler a Nord. La guerra volgeva al termine, gli Alleati stavano avendo ragione dei tedeschi e tutto volgeva al meglio, mai nessuno avrebbe pensato che tra i soldati, considerati eroi e portatori di salvezza, si nascondesse un gruppo di carnefici votati all’assassinio e all’abuso di qualunque cosa avesse forma umana.

Diplomato al Liceo Scientifico, single, Michael Casetta è appassionato di sport equestri, ambiente montano e politica, anche per questo alle elezioni amministrative di giugno 2022 a Guidonia Montecelio si è candidato per la prima volta nella lista di Fratelli d’Italia.

Sfogliando le 118 pagine di “Dio si è fermato sulla Linea Gustav” scritte nel 2022 emerge una sua naturale propensione alla scrittura, figlia di un amore per la lettura dei grandi classici, dalle opere di Oriana Fallaci a “Questo Novecento” di Vittorio Foa, fino a quelli sugli anni di piombo e a “Ucraina. Il genocidio dimenticato” di Ettore Cinnella, che sarà l’ispirazione di una prossima pubblicazione sull’Holodomor ucraino.

Come definisce “Dio si è fermato sulla linea Gustav”?

Definisco “Dio si è fermato sulla Linea Gustav” un romanzo crudele, a tratti osceno, ma al tempo stesso necessario, poiché invita il lettore a conoscere, ad approfondire gli eventi che ho cercato di toccare con un leggero nozionismo storico e filosofico e a suscitare in lui una personale riflessione.

Può raccontarci la trama?

E’ un romanzo di natura storica, ma non storiografico, inizia con il ritrovamento di un libro rimasto indenne al tempo, un libro della memoria il cui scopo è tramandare episodi taciuti e dimenticati, accaduti durante la Campagna d’Italia del 1944.

Tutto si svolge con parallelismo in una duplice ambientazione, una geografica che è il paese di Esperia, luogo che sorge lungo le difese della linea Gustav, la linea difensiva voluta da Hitler per dividere l’Italia dal Tirreno all’Adriatico, nonché teatro degli atroci avvenimenti. L’altro scenario ha natura astratta e spirituale, riflette la condizione umana e l’eterna contesa dell’Uomo tra Dio e Lucifero, simile ad una ideale partita a scacchi.

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Il genere umano, forte di convinzioni acquisite da secoli di Illuminismo e Positivismo, ha messo in secondo piano la cura della propria interiorità, così, allontanandosi dalla buona condotta ha creato un periodo di stallo in cui né il Bene né il Male seppero intervenire. L’uomo, avvalendosi del libero arbitrio, creò il suo inferno terreno, permettendo ai sette vizi capitali di prendere forma personificandosi nella figura dei Goumiers, che nella realtà storica furono le truppe coloniali francesi.

La prima parte del libro è incentrata sulla descrizione degli stupri di massa, delle crocifissioni, degli impalamenti ai danni di uomini, donne, anziani e bambini e sulla contesa del genere umano tra le truppe angeliche e demoniache.

La seconda parte invece è incentrata sul viaggio che il protagonista dovrà intraprendere per vedere con i propri occhi e sentire con la sua pelle, ciò che aveva letto nel libro della memoria e a cui non aveva creduto per mancanza di fede, la prima tappa, non poteva che essere Guidonia Montecelio.

Come nasce l’idea di un libro ambientato nella seconda guerra mondiale e quale è l’obiettivo?

L’idea nasce dalla mia passione per la storia, specialmente quella poco conosciuta, quella negata, ignorata, quella che a scuola etichettavano come irrilevante, degna solo di essere sorvolata con un cambio di pagina.

L’obiettivo è quello di far sapere che quelle pagine correvo a leggerle di nascosto, di non essermi piegato alle altrui volontà intellettuali e che la pace storica è realizzabile solamente mettendo da parte il negazionismo che per troppi anni ha attanagliato la memoria del nostro popolo.

Oggi è dunque il momento di parlare di quelle, che nella storia conosciamo, con il termine di “marocchinate”.

Chi sono i potenziali lettori e perché?

Il lettore potenziale è il lettore curioso, escludendo da questi i bambini e le persone che hanno vissuto sulla loro pelle quelle atrocità, non mi perdonerei la possibilità di riaprire vecchie ferite, cicatrizzate dal tempo.

Un lettore ideale potrebbe poi essere il genere femminile, o meglio, femminista, quella parte femminista che annienta le lotte del buon femminismo, che crede che le battaglie di genere consistano nel violentare il vocabolario italiano o nel distruggere la figura maschile, di vantare una propria superiorità sul genere che dovrebbe camminarle di fianco e non dietro.

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Magari con la lettura potrebbero avvalersi dell’esempio di quelle donne, davvero femministe, che insieme agli uomini, hanno sfidato la mentalità maschilista e patriarcale del secolo scorso per riscattarsi e tornare a vivere, lo hanno fatto insieme, con un gesto d’amore e non di odio o prevaricazione.

Nel libro i riferimenti a Guidonia e zone limitrofe: perché?

Guidonia-Montecelio, due nomi e due anime, per la sua formazione e la sua peculiarità, sposava perfettamente la visione allegorica del mio romanzo, sembra anch’essa rimandare alla visione dantesca di “Inferno”, “Purgatorio” e “ Paradiso”.

Viviamo in una piana (Purgatorio), alzando gli occhi scorgiamo le origini, la storia, l’immutabile Corniculum (Paradiso), guardando in basso ci si accorge di essere circondati da misteriosi sink-hole che ci collegano ad un abisso sconosciuto (Inferno).

Chi è Michael Casetta: come si definisce?

Questa è la domanda più difficile, per capirlo dovrei chiedere di rispondere ad altri, diciamo che, citando Pirandello: “Io sono colui che mi si crede”.

Guardandomi dal di qua, credo di essere molto severo con me stesso, questo mi induce a prendere posizioni scomode, a fare scelte non convenzionali, a rinunciare, per principio, a varie opportunità pur di non cedere ai venti dell’opportunismo, dell’ipocrisia e dell’infima arte adulatoria.

Il suo legame col territorio?

Il legame con il territorio è forte e tormentato, viviamo in un territorio di valore ma di scarsa valorizzazione, finito per essere considerato negli anni come una città pattumiera e dormitorio.

I suoi sogni per questo territorio?

Auspico che la terza città del Lazio abbia un proprio peso specifico nel panorama politico e culturale, si trova tra due colossi storici quali Roma e Tivoli e non può permettersi di sfigurare.

Abbiamo ricchezze che disconosciamo come ad esempio il Mausoleo di Monte dell’Incastro, chiamato anche il piccolo Phanteon o ecosistemi autoctoni da approfondire, vorrei che tutto questo si traduca in presa di coscienza e valorizzazione, anche se sto notando che qualcosa in questa direzione inizia a muoversi.

Il suo impegno nella politica e nel sociale.

Il mio impegno nella politica è stato stimolante, breve ma intenso.

Durante la campagna elettorale ho avuto il privilegio di conoscere nuove persone e di ritrovare vecchie conoscenze, abbiamo costruito rapporti, condiviso battaglie comuni, sempre con coraggio e altruismo.

In ambito sociale vorrei dedicarmi al volontariato rivolto all’infanzia.

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