TIVOLI – Violenta la compagna e maltratta il figlio di lei, 10 anni di galera

Pena esemplare per un 38enne italiano ai danni della donna e del bambino

Insulti, schiaffi e maltrattamenti erano all’ordine del giorno, sia nei confronti della compagna che del bambino di lei. Ma c’erano anche le volte in cui la costringeva a subire rapporti sessuali.

Una drammatica storia di abusi e soprusi tra le mura domestiche ai danni di una donna mediorientale da parte di un italiano.

Per questo ieri, mercoledì 22 novembre, il Tribunale di Tivoli ha condannato in primo grado a dieci anni e due mesi di reclusione A. D., un 38enne di Olevano Romano, borgo di circa 7 mila persone su Monte Celeste.

Il Collegio presieduto da Cristina Mazzuoccolo – a latere i giudici Sergio Umbriano e Matteo Petrolati – ha riconosciuto l’uomo colpevole di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale aggravata, mentre sono stati dichiarati estinti per prescrizione i reati di sequestro di persona, tentato stupro e lesioni personali.

D’altronde, i fatti erano risalenti ad un periodo compreso tra maggio 2011 e dicembre 2013, quando A. D. conviveva con la compagna – oggi 43enne – e il suo figlioletto avuto da una precedente relazione.

Secondo la ricostruzione dei magistrati, a novembre e dicembre di dieci anni fa A. D. in più occasioni costrinse con violenza e minacce a subire abusi sessuali la convivente, costituitasi insieme al figlio parte civile nel processo di primo grado.

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In particolare a pochi giorni dal Natale 2013 l’uomo la afferrò con forza, la spinse nella camera da letto, le tolse i pantaloni bloccandole le mani per violentarla nonostante la donna lo implorasse di fermarsi.

La sentenza di ieri ha inoltre riconosciuto il 38enne responsabile di aver esercitato tra maggio 2011 e dicembre 2013 continue vessazioni fisiche e psicologiche fatte di mortificazioni, epiteti, insulti e di un’aggressione puntandole il coltello alla gola anche davanti al bambino.

Maltrattamenti sistematici su lei e perfino sul piccolo che all’epoca aveva appena 4 anni.

L’imputato non si sarebbe risparmiato frasi come “bastardo” per ribadire che il bambino era figlio di un altro uomo. Forse anche per questo il 38enne aveva vietato al bimbo di poter guardare la tv, di giocare in sala e di entrare nella camera da letto in cui dormivano l’uomo e la compagna.

L’uomo era accusato dalla Procura di Tivoli anche di sequestro di persona, tentata violenza sessuale, e lesioni, tutti dichiarati prescritti dal Tribunale.

Ad agosto 2012, infatti, il 38enne segregò la convivente per un giorno intero dentro l’abitazione dopo aver chiuso la porta a chiave.

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E il 3 giugno 2013 tentò di stuprarla senza successo grazie alla reazione della vittima. In quel caso, la trascinò in camera e tentò di denudarla, ma davanti alla resistenza della donna la afferrò per i capelli, le sbatté la testa contro il muro, colpendola con una scarica di pugni al volto e alla mano, rimasta contusa nel tentativo di evitare le botte.

Ieri il Tribunale ha condannato A. D. anche al pagamento delle spese processuali e di una provvisionale immediatamente esecutiva di 15 mila euro a favore della donna e del figlio, oltre a 2.710 euro per le spese di costituzione di parte civile.

Ma non è finita.

I giudici hanno condannato l’uomo alle pene accessorie dell’interdizione perpetua sia dai pubblici uffici che dalla tutela, curatela e amministrazione di sostegno.

L’imputato è stato inoltre condannato all’interdizione legale per tutta la durata della pena e alla sospensione della responsabilità genitoriale per un periodo di tempo pari al doppio della pena inflitta.

Dopo aver scontato i dieci anni e due mesi di galera A. D. dovrà essere sottoposto per altri tre anni alla libertà vigilata.

Le motivazioni della sentenza saranno pubblicate tra 90 giorni.

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