GUIDONIA – Rapina al mini market bengalese, condannati Bonnie e Clyde all’italiana

I due fidanzati hanno patteggiato una pena di tre anni e mezzo

Erano entrati nel locale come due clienti qualsiasi. Lei aveva prelevato una bottiglia di birra dal frigorifero, lui controllava la situazione attendendo il momento giusto per minacciare la cassiera con un coltello e portare via l’incasso.

Per questo ieri, martedì 28 novembre, il Tribunale di Tivoli ha condannato per rapina aggravata in concorso a tre anni, sei mesi e una multa di 1.200 euro V. M., 35enne di Villanova di Guidonia, e A. D., 42enne di Sant’Angelo Romano.

Davanti al Collegio presieduto da Rosamaria Mesiti – a latere le giudici Teresa Garcea e Giovanna Riccardi – i due fidanzati italiani hanno patteggiato la pena e sono stati condannati anche alla pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.

V. M. e A. D. erano accusati di una rapina commessa il 21 giugno 2022 ai danni di un negozio di alimentari gestito da cittadini del Bangladesh, a Guidonia Montecelio.

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Secondo la ricostruzione degli agenti del Commissariato di Tivoli, i Bonnie e Clyde entrarono nel mini market fingendosi dei clienti.

Ma appena si ritrovarono da soli con la cassiera, figlia del titolare, minacciarono la donna di colpirla al volto con la bottiglia di birra appena prelevata dal frigorifero. E per essere ancora più convincenti le puntarono alla gola un coltello a serramanico con una lama lunga 7 centimetri e mezzo.

A quel punto, la commerciante terrorizzata consegnò una somma contante di circa 300 euro ai banditi che si dileguarono nel nulla prima dell’arrivo della Polizia.

Durante le indagini gli investigatori, coordinati dalla Procura di Tivoli, raccolsero numerosi indizi di colpevolezza a carico dei due fidanzati. D’altronde, A. D. era un volto già noto alla Polizia per i reati di minacce e lesioni.

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Così lo scorso 12 luglio gli agenti del Commissariato di Tivoli-Guidonia avevano eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Tivoli a distanza di 13 mesi dal fatto (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).

Per questo, contro la misura restrittiva i legali della coppia presentarono ricorso prima davanti al Tribunale del Riesame, poi davanti alla Suprema Corte di Cassazione che il 7 luglio scorso dichiarò inammissibile l’istanza.

Nella sentenza di ieri i giudici del Tribunale di Tivoli hanno concesso a V. M. e A. D. gli arresti domiciliari.

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