Prima alla Scala, narrazione ordinaria di una celebrazione monotona

Ma a quanti veramente interessa l'evento artistico del Don Carlo di Giuseppe Verdi?

Tutti attenti all’ultima su come sarà composto il primo palco d’onore in assenza del presidente Giorgia Meloni. La Senatrice Segre sarà seduta nel loggione d’onore. Il sindaco non ha voluto stare accanto alla compagine governativa. L’attesa su cosa farà e dirà il presidente del Senato Ignazio Larussa … Ma la tanto celebrata prima alla Scala è veramente questo? Impossibile non ricordarne le stagioni di protesta dove gli studenti del Sessantotto e del Settantasette andavano a contestare l’esibizione dello status in un paese con tanti problemi.

Ma anche questo 7 dicembre, come per altri identici giorni negli anni precedenti, la prima alla Scala deve essere riportata alle cronache per il clamore delle anticipazioni e non perché tornerà Giuseppe Verdi col Don Carlo.

Qualcuno conosce il Don Carlo? Sa di quale opera si parla? Perché la scelta di questa opera da parte della direzione artistica? Don Carlo è un’opera impegnativa. Difficile da suonare, così si può tradurre brutalmente quanto veri strumentisti spiegano al cronista. È impegnativo anche solo per l’incipit coi corni. Grande allestimento teatrale ma si poteva trovare qualcosa di meno pesante da fare? Del resto se non si fa alla Scala non si fa da nessuna parte. L’opera sarebbe cancellata. Ecco, appunto … Ci si chiede se, a parte i circoli ristretti dei melomani, quanti siano coloro che apprezzano il Don Carlo di Giuseppe Verdi.

E poi, lo possiamo dire? “Giuseppe Verdi è un musicista sopravvalutato”. Esaltato immeritatamente in età risorgimentale non ha mai preso veramente posizione per l’unità dei popoli italiani in un solo Stato contro gli austriaci che invece mostravano di apprezzare assai meglio la sua musica.

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Nelle riprese televisive vedremo la fantasmagorica messa in scena con sorprese in cui i più fingeranno di rimanere estasiati e poi “oro, alabastro e ferro tradurranno in apparati di straordinaria eloquenza visiva tutto lo scorrere delle azioni” – come è stato scritto per celebrare questa stancante celebrazione.

Ma domani tutti staranno a commentare dove si è messo seduto Larussa e si andrà a caccia di qualche dichiarazione fuori posto dei presenti in sala.

La realtà ha bisogno di rappresentarsi attraverso le celebrazioni con l’illusione di nascondere sé stessa per nascondersi, in definitiva. Ma effettivamente ad essere evidenziata è solo la prima.

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