GUIDONIA - “Caminante” ferito al campo rom: lite, guerra tra etnie o regolamento di conti?

La Squadra Mobile indaga sulla sparatoria nella baraccopoli abusiva dell’Albuccione

Chi ha sparato a Vincenzo R., il caminante siciliano di 39 anni ferito ieri mattina con un colpo di pistola al torace?

Quale movente ha armato la mano dell’aggressore?

Sono i due punti interrogati da risolvere per gli agenti della Squadra Mobile di Roma e del Commissariato di Polizia di Tivoli che indagano sul ferimento dello svuotacantine domiciliato con la famiglia in un camper all’interno dell’insediamento abusivo sui terreni di proprietà della Asl Roma 5 di via Tiburtina all’Albuccione, quartiere alla periferia di Guidonia Montecelio (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).

I familiari dell’uomo, già noto alle forze dell’ordine, gli stessi che lo hanno trasportato ferito al Policlinico Umberto I di Roma, avrebbero riferito che Vincenzo R. è stato aggredito da uno sconosciuto in sella ad uno scooter.

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Una versione evidentemente non troppo convincente, se è vero che gli investigatori non escludono alcuna pista.

Il ferimento potrebbe essere avvenuto al culmine di una banale lite che ha rischiato di finire in tragedia tra membri della stessa comunità dei Caminanti siciliani, tutti legati da vincoli di parentela.

Ma non si esclude il regolamento di conti con un altro abitante del campo nomadi dell’Albuccione, il più grande della provincia di Roma dove – secondo l’ultimo censimento – sono stati contati 254 abitanti, di cui 121 minori, un totale di 53 nuclei familiari tra Rom, Caminanti e Sinti, etnie diverse tra le quali la convivenza non è sempre pacifica.

Gli investigatori non possono neppure scartare l’ipotesi di dissapori tra Vincenzo R. e qualche residente nel quartiere di case popolari.

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D’altronde, è ancora nitido il ricordo della guerriglia urbana scoppiata a settembre del 2017 tra residenti e nomadi dopoché un rom seminò il terrore sfrecciando all’impazzata alla guida di un furgone per le strade della borgata.

Centinaia di cittadini esasperati scesero in piazza e furono protagonisti di una sassaiola contro il campo: si trattà di una vera e propria resa dei conti che costrinse l’allora sindaco Michel Barbet a chiedere l’intervento del Prefetto di Roma.

Per settimane Albuccione fu blindato e sorvegliato speciale da parte di decine di poliziotti e carabinieri, ma una volta calata la tregua tutto tornò alla routine quotidiana: roghi tossici nell’accampamento e proteste degli abitanti sui Social Network.

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