GUIDONIA - Abusa dell’adolescente paraplegico, condannata la domestica

La 50enne albanese costringeva il 16enne a subire atti sessuali in assenza dei genitori

Era stata assunta perché si prendesse cura del ragazzo, quando i genitori erano al lavoro.

Invece ogni volta che restavano da soli in casa, approfittava della sua condizione fisica e psichica per costringerlo a subire atti sessuali.

Per questo ieri, lunedì 27 maggio, il Tribunale di Tivoli ha condannato in primo grado a 3 anni e 5 mesi di reclusione E. S., una 50enne albanese residente a Guidonia Montecelio, per violenza sessuale ai danni di un ragazzo italiano, disabile paraplegico, che oggi ha 26 anni.

Il Collegio presieduto da Nicola Di Grazia – a latere i giudici Camilla Amedoro e Giovanni Petroni – ha condannato la collaboratrice domestica alle pene accessorie dell’interdizione dai pubblici uffici per un periodo di 5 anni, dell’interdizione legale perpetua dalla tutela, curatela e amministrazione di sostegno, dell’interdizione perpetua da qualsiasi incarico nelle scuole e da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private prevalentemente frequentate dai minori.

Secondo la ricostruzione dei magistrati, la drammatica vicenda si è consumata a più riprese dal 2014, quando il ragazzo disabile aveva 16 anni, fino al 2016, dopo il compimento della maggiore età.

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I fatti sono avvenuti nell’abitazione del ragazzo a Guidonia, dove E. S. era stata assunta dai genitori come collaboratrice domestica.

E’ stata la mamma nel 2018 a scoprire tutto leggendo i messaggi di una chat e a presentare denuncia querela.

Una denuncia per la quale la Procura di Tivoli aveva richiesto l’archiviazione.

A quel punto il legale di parte civile, l’avvocato Gianluca Proietti di Tivoli Terme, ha presentato opposizione e le indagini preliminari sono state avocate alla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Roma.

I magistrati avevano in mano le chat compromettenti per la domestica. Decisivo è stato il momento in cui il ragazzo disabile ha trovato la forza di abbattere il muro della vergogna e di raccontare gli abusi subìti da E. S. in sede di incidente probatorio.

A quel punto, la donna è stata rinviata a giudizio con l’accusa di violenza sessuale su minore commessa dal 13 luglio 2014 al 25 agosto 2014, dal 12 dicembre 2014 al 6 gennaio 2015, dall’11 luglio 2015 al 14 agosto 2015, dal 14 dicembre dicembre 2015 al 7 gennaio 2016 e dal 13 luglio 2016 al 31 luglio 2016.

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Atti sessuali ripetuti anche quando il giovane disabile aveva compiuto i 18 anni, dal primo agosto 2016 al 9 agosto 2016.

Sempre secondo la ricostruzione dei magistrati, dopo che la mamma aveva fatto la doccia al ragazzo aiutata dalla domestica, E. S. tutte le volte in cui restava da sola approfittava della situazione e della condizione di paralisi motoria del giovane disabile.

Così lo accompagnava in camera da letto per vestirlo, ma in realtà chiudeva la porta a chiave e iniziava a provocare al disabile l’eccitazione sessuale fino all’eiaculazione senza che il giovane avesse una reale consapevolezza dell’accaduto.

Ieri il Tribunale di Tivoli ha condannato E. S. anche al pagamento delle spese processuali e di 2.400 euro per le spese di costituzione di parte civile della vittima.

Inoltre i giudici hanno riconosciuto al ragazzo paraplegico e alla mamma il diritto al risarcimento danni da liquidarsi in un separato giudizio civile.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra 90 giorni.

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