MONTEROTONDO – Nuove case accanto alla catacomba, spuntano i reperti archeologici

Nella villa da demolire c’era una base con iscrizione funeraria: la Soprintendenza accende il faro

I residenti sono convinti che nel terreno sottostante ci siano i resti di una catacomba paleocristiana, anche se il cantiere ricade in area non sottoposta a vincolo paesaggistico.

Per questo hanno presentato esposti e denunce.

Ora i loro sospetti sembrano prendere forma.

 

Una panoramica aerea di via Goffredo Spinedi

 

Ci sono alcuni materiali di interesse archeologico murati negli edifici della villa oggetto di demolizione e ricostruzione in via Goffredo Spinedi, nel Centro di Monterotondo (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).

Lo hanno scritto nero su bianco la Soprintendente Architetta Lisa Lambusier e la Dottoressa Daniela Quadrino, funzionaria della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio in una nota inviata giovedì scorso 23 aprile al Comune di Monterotondo e alla “C.G.M. Costruzioni s.r.l.s.”, società amministrata dal 40enne stimato imprenditore eretino Marco Cucchiaroni, alla quale il 23 febbraio 2026 è stato rilasciato il permesso di costruire numero 5338.

 

La ruspa in azione in via Spinedi a Monterotondo

 

Nella nota l’Architetta Lisa Lambusier sottolinea che alcuni beni risultano già smurati, in assenza di preventive indicazioni di tutela da parte della Soprintendenza, e ricorda che qualsiasi intervento che possa comportarne la rimozione, lo spostamento o la modifica è soggetto ad autorizzazione di questa Soprintendenza … indipendentemente dall’assenza di vincolo paesaggistico sull’area”. 

Di fatto, col documento i funzionari della Soprintendenza accendono il faro sul progetto di demolizione e ricostruzione di una villa al posto della quale sorgerà un complesso residenziale di circa 15 appartamenti, in applicazione della legge regionale Lazio numero 7/2017, recante disposizioni in materia di “rigenerazione urbana e recupero edilizio”, in attuazione dell’art. 5, comma 9, del D.L. 13.05.2011 n. 70, convertito con modificazioni dalla L. 12.07.2011 n. 106, nonché dell’art. 2-bis del D.P.R. 06.06.2001 n. 380.

 

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Gli scavi nel terreno al vaglio della Soprintendenza

 

Convinti che il permesso a costruire sia stato rilasciato in una area di probabile interesse archeologico, paesaggistico e ambientale, seppur non sottoposta a vincolo, i residenti hanno segnalato il caso al Nucleo Carabinieri Forestale di Monterotondo e alla Soprintendenza, ricordando la supposta presenza della catacomba di San Restituto, un martire cristiano arrestato durante le persecuzioni di Diocleziano, flagellato a morte e sepolto al XVI miglio della via Nomentana.

Anche per questo i funzionari della Soprintendenza, al fine della tutela e salvaguardia dei beni mobili rinvenuti, hanno richiesto alla ditta costruttrice con urgenza la redazione di un elenco analitico corredato di indicazioni sulla localizzazione e documentazione fotografica dello stato di fatto di tutti i beni mobili presenti nella villa da demolire e reimpiegati nei fabbricati interessati dal progetto. 

L’elenco dovrà essere redatto da un professionista archeologico qualificato. 

I beni già smurati dovranno invece essere conservati in loco, in ambiente sorvegliato o dotato delle opportune misure di sicurezza, in attesa del trasferimento presso il Museo di Monterotondo, previa autorizzazione della stessa Soprintendenza e con oneri a carico della ditta “C.G.M. Costruzioni s.r.l.s.”. 

“Si sottolinea sin d’ora che – si legge nella nota firmata dall’Architetta Lisa Lambusier e dalla Dottoressa Daniela Quadrino sebbene l’intervento non ricada formalmente in area vincolata, la stretta vicinanza con la Catacomba di Monterotondo e il rinvenimento dei suddetti materiali configurano l’intera area come ad alto rischio archeologico. 

Si evidenzia inoltre la concreta possibilità che il colle tufaceo su cui insistono i fabbricati da demolire sia interessato da gallerie poste a diverse quote, con potenziali resti di occupazione antropica – funeraria, residenziale, produttiva – non ancora censiti”. 

“Si ritiene opportuno – concludono le soprintendenti – valutare, sulla base del progetto da realizzare, le dovute prescrizioni archeologiche finalizzate a evitare eventuali danneggiamenti ai beni mobili erratici e a potenziali beni presenti nel sottosuolo.

Si resta in attesa della trasmissione del progetto integrale – con particolare riguardo alle demolizioni, agli sbancamenti, alle profondità di scavo da raggiungere e a tutte le attività di movimentazione di terreno previste – per le opportune valutazioni di competenza, confermando la volontà di procedere in stretto coordinamento con codesto Comune”. 

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