“ Biden è come Trump senza twitter “

La geopolitica del mondo deve aggiornare le sue categorie passando dai riferimenti ideologici a quelli identitari fondati esclusivamente sull’interesse territoriale

Il coro di commentatori progressisti aveva salutato con gran favore la fine del mandato presidenziale di Trump. A pochi mesi dalla sua elezioni ci troviamo che il suo competitor usa la stessa logica con gli stessi strumenti.

Identica la politica dei restringimenti con la quale si immobilizza il flusso migratorio che dal Messico cerca di accedere agli States attraverso il Texas. La grande muraglia voluta da Trump continua senza pause nella sua edificazione.

Sempre gli States se ne fregano dell’amicizia con l’Europa (ma dovremmo parlare di Francia) soffiando la commessa dall’Australi per la produzione di sommergibili di difesa dalla Cina. I francesi protestano ma la tecnologia di guerra statunitense sta molto avanti.

Biden non ha riveduto la prima decisione ratificata da Trump di smobilitare dall’Afghanistan con l’eco di polemiche internazionali a cui abbiamo assistito, senza parlare della cancellazione della democrazia a favore dei talebani.

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La facile risposta del politologo internazionale vede nelle politiche di lungo respiro una tendenza irrevocabile per qualsiasi governo. Ma il segno di una nuova tendenza da parte di Biden non si è visto neanche nella lotta al Covid o nella scelta di immettere tanti capitali. Anche se i nuovi finanziamenti per infrastrutture sembrano una novità, così come la lotta al cambiamento climatico, i termini della rivoluzione fiscale lanciati da Biden erano già nella revisione di Trump quando ha costatato i danni economici dalla pandemia.

La spiegazione di questo grande mutamento in atto ce la dà Federico Rampini nel suo ultimo libro (Fermare Pechino ed. Mondadori) dove dimostra come la Cina sia il mostro economico da battere, contro il quale sempre più debole appare la difesa degli Stati Uniti. Inesistente l’Europa, sostanzialmente succube la Russia. In questo quadro permanente della geopolitica la dimensione dei modelli di sviluppo tra grandi assetti nazionali deve prendere il posto alla potenza di fuoco espressa dalle concentrazioni produttive che si esprimono in diverse latitudini del mondo. Siamo ben lontani, quindi, dalla storica contesa tra sistemi liberali e democratici o tra questi due ambiti e l’ideologia totalitaria dello stato organizzatore al dettaglio della società. Le egemonie si affermano l’una contro l’altra e prendono a strumento la politica nazionale o internazionale per misurare la loro forza.

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