Tanta protesta niente caos

C’è una maggioranza che ha incrementato le vaccinazioni e una minoranza che non recede perché non vuole pagare una tassa per il dissenso

 

Da Genova a Trieste, rinasce la categoria più forte di contestatori: i portuali. Manifestazione di solidarietà a Mirafiori di Torino. Presenti anche proteste al porto di Palermo. A Genova tir bloccati e dirottati su altri varchi. A Trieste solo esternazioni di protesta dei lavoratori, nessun disservizio. Manifestazione no green pass al Circo Massimo Roma, limitate le proteste a Milano ma i trasporti procedono regolarmente.

Fin quando non c’è turbativa nell’andamento delle cose ordinarie pare andare tutto bene. Ma le manifestazioni di gruppi minoritari che hanno scelto la non aggressione, ma non recedono dai loro intendimenti, dice una cosa nuova al nostro panorama politico in crisi tra scelte dovute (quindi non scelte) e polemiche sull’ordinario in cui ciascun partito non ha scelto quasi mai in completa libertà.

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I manifestanti di ieri vanno recepiti perché sono portatori di un’istanza chiara, netta, nessuna fanfaluca ideologica. Reclamano il diritto al lavoro senza essere costretti, per loro scelte, a pagare quindici euro ogni tre giorni per fare un tampone. Dietro una questione così pratica ci sono problemi non da poco lasciati sospesi dal governo da cui, in termini di lungimiranza di decisioni, ci si aspettava molto di più. C’è il gran rifiuto a inserire la vaccinazione come obbligatoria. (E ciò per non pagare le spese per eventuali ricorsi da parte di chi inevitabilmente avrebbe lamentato effetti indesiderati dal vaccino e richiesti rimborsi). C’è la scelta di non recedere affinché non appaia come una prova di debolezza del governo oppure una specie di condono.

Mai un motivo di protesta ha concentrato ragioni così pratiche unitamente a un sottobosco di nodi irresoluti che la controparte, il governo della repubblica, ha lasciato sospesi.

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A leggere i notiziari il problema sembra solo quello di eventuali disordini che le manifestazioni avrebbero potuto arrecare alla tranquilla ordinarietà dei benpensanti che scrivono, lavorano. E invece c’è una questione che guarda al diritto del dissenso e al diritto di essere minoranza che anche chi (come chi scrive) non condivide deve guardare con grande ammirazione.

Una stima che invece non si leggerà nei commenti ma che invece fa pensare alla possibilità di un’alternativa alla “fascistissima” invasione alla Cgil, diversamente dalla contestazione di questi lavoratori che – cocciutamente – non vogliono bucarsi il braccio e hanno paura di effetti mostruosi del vaccino, anche se le evidenze hanno dimostrato il contrario.

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