Irpinia, il terremoto che svelò la fragilità del non-sistema-italia

Terribile il conteggio dei morti: 6.914, con 8.480 feriti e 280mila persone

Teora, Castelnuovo e Conzia. Ma anche Napoli e tutta l’Irpinia furono flagellati da una scossa non potentissima – magnitudo 6.9 – ma sufficiente per mettere in ginocchio la provincia di Salerno e di Avellino. Terribile il conteggio dei morti: 6.914, con 8.480 feriti e 280mila persone che diventavano dei senza tetto.

Ma il dato più tragico fu che gran parte dei morti fu determinata dalla lentezza per l’arrivo dei soccorsi. Furono diverse le famiglie che dovettero assistere a distanza alla lenta morte dei propri cari sotto le macerie mentre cercavano di liberarli dalla sepoltura dei detriti.
Cinque anni prima il nostro paese aveva subito l’altro terremoto del Friuli, ma stavolta gli esiti nel tempo furono assai più tragici.
Come sempre, nel nostro paese si crearono delle catene di solidarietà ma la sensazione più tragica è che fossero necessarie per supplire al vuoto organizzativo dello stato centrale.
Lo scossone avvenne anche in sede istituzionale. Fu messa in archivio definitivamente la fase della non sfiducia col sostegno indiretto del PCI e si aprì a quella che fu l’alternanza tra DC e PSI. Emerse un nuovo leader nell’avellinese: Ciriaco De Mita della DC.

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