PALOMBARA SABINA – Melanoma non diagnosticato, morta la paziente: medico condannato

L’ex primario del pronto soccorso del Santissimo Salvatore citato in giudizio dalla Asl Roma 5 per l’errata diagnosi su una donna di 48 anni: 50 mila euro di risarcimento all’Azienda sanitaria

Asportò un neo senza prevedere ulteriori accertamenti, ma sotto quella ferita sanguinante si nascondeva un melanoma e la paziente morì poco tempo dopo per le metastasi diffuse in tutto il corpo. Nessun esame istologico da parte del medico, nessun intervento chirurgico, nessun sospetto.

Il caso di malasanità accadde il 30 ottobre 2010 al pronto soccorso della Casa della Salute di Palombara Sabina dove all’epoca Michele M., 70 anni, era dirigente medico di primo livello. Oggi a distanza di oltre 11 anni è arrivata la condanna per danno erariale della Corte dei Conti e il sanitario dovrà versare 50 mila euro alla Asl di Tivoli, ossia metà dell’importo pagato dall’Azienda agli eredi della paziente risarciti per complessivi 480 mila euro, di cui 100 mila anticipati dalla Roma 5 e 380 mila a carico dell’assicurazione.

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Con la sentenza di secondo grado pubblicata lo scorso 23 novembre 2021 la Corte dei Conti ha confermato il verdetto emesso a settembre 2019 sulla base di tre perizie medico-legali acquisite nell’ambito del contenzioso tra i familiari della paziente deceduta e l’Azienda sanitaria di Tivoli. I giudici hanno riconosciuto a Michele M. una responsabilità per colpa grave: il suo errore medico aumentò le probabilità di metastasi e del decesso dal 30,40% al 60/70%, passando da una possibilità di sopravvivenza del 90% a 5 anni ad una del 20%.

Stando alla ricostruzione dei giudici, la paziente si era presentata al pronto soccorso del “Santissimo Salvatore” perché un neo sull’addome sanguinava e il primario, dopo la visita, aveva asportato radicalmente la lesione. Tuttavia – hanno sentenziato i magistrati contabili – pur avendo diagnosticato una displasia, Michele M. non riconobbe tempestivamente la necessità di agire in maniera consequenziale in quanto, omettendo di disporre i dovuti accertamenti sanitari, specie istologici, non ha consentito di accertare la presenza del melanoma ed ha così ridotto le chances di consecuzione di un vantaggio per la paziente, in termini di guarigione o di maggiore aspettativa di vita.

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L’ex primario di Palombara Sabina si è difeso contestando il valore certificativo della cartella clinica e chiedendo un termine per presentare querela di falso perché la rappresentazione delle cure prestate non sarebbe corrispondente a quanto realmente fatto.

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