Tivoli … Come negli Anni di Piombo

Strade vuote, nessun turista, musei, luoghi di cultura e di attrattiva sociali deserti

“Porte aperte e poca affluenza”. Stiamo parlando di uno dei luoghi museali più visitati d’Italia: Villa d’Este. Lo riporta Trip Advisor. Lo stesso per la Villa di Adriano. Segue la tendenza delle città d’arte in tutta Italia, ma in modo pervicace è un dato coerente al clima di rinuncia ad uscire, a voler vivere la propria comunità dagli stessi cittadini.

A Tivoli, come le altre città del Nordest, si respira lo stesso clima che durante gli Anni di Piombo, quando in ogni dove c’era una pattuglia della polizia o dei carabinieri e se avevi una Renault 4 o qualsiasi auto un po’ giù di carrozzeria era lo stop assicurato. Oggi non c’è questo ma ci sono continue occasioni che evidenziano il timore e il tremore dei cittadini.

Attenzione agli assembramenti. Attenzione a frequentare più di dieci minuti luoghi chiusi. Attenzione ad indossare bene la mascherina, e non una mascherina qualsiasi. C’è bisogno di una Ffp2. Altrimenti si è “out”.

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Qualche attimo di respiro è concesso a piazza Garibaldi, per stare con qualche amico all’aperto e raccontarsi di quelli che invece stanno accasa obbligati da Omicron o dalla quarantena obbligata per la vicinanza con altre persone che lo hanno avuto.

Attenzione però ad affrontare l’impresa di attraversare via del Trevio. Troppo chiusa, se si incontra un altro conoscente e per educazione ci si ferma un attimo si rischia l’effetto di assembramento con i pur pochi passanti che cercano di guadagnarsi alla spicciolata la via di casa.

Questo è un nemico che appare assai peggiore delle Brigate Rosse. Quelle si vedevano e poi colpivano i santuari della Dc. Omicron invece è democratico e procede per i grandi numeri, tanto che a fare notizia non è più il singolo caso di persona infettata, bensì il bollettino diramato alle sei del pomeriggio che ci dice come la situazione, sebbene in decrescita, sia ancora di allarme.

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L’unico luogo dove questo allarme non si avverte, almeno sotto il profilo della tensione, è in ospedale dove i reparti si sono organizzati limitando fortemente gli ingressi, si lavora in modo serrato, si pensa a quel che c’è da fare perché con le emergenze il personale medico e paramedico del San Giovanni Evangelista ci è abituato.

In attesa, allora, di essere tutti infettati e poter dire di aver passato anche il raffreddore più temuto della Storia dell’umanità, da Tivoli passo e chiuso.

 

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