La pandemia ha ucciso il calcio dilettantistico?

Slitta ancora la ripartenza

Il 2022 si è aperto nel peggiore dei modi per il mondo dei dilettanti: i comunicati prima della Lega Nazionale Dilettanti, poi del CR Lazio, hanno bloccato il regolare svolgimento del campionato (almeno) fino a domenica 23 gennaio. Se tutto dovesse riprendere secondo le previsioni, nel weekend tra il 29 ed il 30 gennaio le squadre dovrebbero tornare in campo per affrontarsi nei rispettivi campionati ma anche questa data sembra destinata a slittare: è notizia di oggi infatti che la ripartenza del campionato Juniores Serie D è già stata spostata al 5 febbraio.

ALLENARSI NEL PALLONE

Da marzo 2020, l’attività sportiva dilettantistica non ha mai visto una vera e propria ripresa: la stagione 2019/2020 è stata bruscamente interrotta dall’arrivo della pandemia e non è mai ripresa. Dalla fine del lockdown l’unico elemento a regnare sovrano all’interno delle realtà calcistiche più piccole è stata la confusione: protocolli confusi, la possibilità di allenarsi ma rispettando le distanze e senza l’utilizzo degli spogliatoi e l’impossibilità di praticare ogni tipo di partitella ed esercitazione di gruppo. Non era calcio. Purtroppo anche la stagione successiva non ha riportato la normalità sperata: dopo qualche settimana tra agosto e settembre di regolare svolgimento, l’attività è tornata a fermarsi a causa della repentina crescita della curva epidemiologica e l’imposizione della zona rossa nel Lazio e nella maggior parte delle regioni d’Italia. Ed è stato proprio il periodo dopo la zona rossa di fine 2020 forse il più confuso di tutti: inizialmente infatti era stato assunto un comportamento completamente discriminatorio tra categorie regionali e provinciali, poi la distinzione è stata spostata tra campionati di interesse nazionale e non. In pratica, tra le categorie regionali solo l’Eccellenza tornò in campo con una modalità che prevedeva un campionato di sola andata di 10 partite + playoff tra le vincenti di ogni girone. A rimetterci, sul campo, fu la Tivoli Calcio 1919 che non conquistò l’accesso alla Serie D nonostante la vittoria del girone, ma fuori dal rettangolo verde un’intera generazione di giovane e giovani perdeva la possibilità, per il secondo anno di fila, di praticare il proprio sport e vedeva spegnersi sempre più inesorabilmente la fiamma della passione.

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RIPARTENZA STOPPATA

Questa doveva essere la stagione della ripartenza, ma la “normalità” è durata solo tre mesi: forse questo colpo al calcio dilettantistico è ancora più grande. Il vaccino anti-covid sembrava aver risolto definitivamente i problemi di tipo sanitario, ed invece è bastato aspettare qualche mese per vedere ripresentarsi la stessa situazione di un anno fa. I contagi sono tornati ad aumentare, ma nessun protocollo ad hoc è riuscito a garantire la regolare prosecuzione delle attività. Anche l’arrivo del Green Pass non aiutato a semplificare le cose, anzi forse le ha complicate ancora di più: dal 10 gennaio infatti per praticare attività sportiva di squadra, anche all’aperto, è necessaria la certificazione verde rafforzata, quindi in pratica chi non è vaccinato resta escluso anche dagli allenamenti.

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La pandemia è una realtà quotidiana da ormai quasi due anni, ma il mondo del calcio ancora non riesce ad adottare un protocollo adeguato che garantisca la pratica dell’attività sportiva in sicurezza. Solo in questi giorni sembra essere in discussione un protocollo per gli atleti che hanno avuto il covid, ma deve ancora passare il vaglio del Comitato Tecnico Scientifico. In ogni caso, il futuro resta sempre di più un grande, enorme, punto interrogativo.

(di Luca Pellegrini)

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