La lezione dal ‘Ferragni gate’

Nuovo imperativo etico: vigilare dove vanno i soldi, qual è l'organizzatore della beneficienza e a chi sono indirizzati

In un articolo sul quotidiano Il Foglio, il 26 dicembre, Fabiana Giacomotti si interroga sugli effetti nefasti del Ferragni-gate. L’effetto dello scandalo rischia di costituire un freno alla beneficienza. Il timore è quello di esser turlupinati da speculatori scaltri.

Il pericolo è reale. Nondimeno se il caso creasse un salutare scossone alla credibilità di chi chiede soldi per un indirizzo benefico potrebbe andare a vantaggio dei sistemi di garanzia e trasparenza da presentare. Non basta il nome. Non può bastare.

Ma è lo stesso articolo citato a dare il fatturato volto alla beneficienza. “In Italia – si legge – le organizzazioni non lucrative registrate sono trecento-sessantatré mila. Sono il doppio, rispetto venti anni fa.

“Il terzo settoredati attinti dalla stessa fonte – impiega in Italia circa centosessanta mila persone. Nel dato sono inclusi psicologi e assistenti sociali”.

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Resta da stabilire la priorità dei problemi. Se è più grande il pericolo della solidarietà cieca che rischia di finire in tasche ben diverse dalle finalità sociali alle quali era stata indirizzata oppure se il problema consista nella crisi di un settore che comunque dà lavoro a tante persone.

I problemi chiaramente sono entrambi e debbono essere ben distinti. C’è un problema etico e un problema di funzionalità delle dinamiche di accesso ai fondi come a quelle di raccolta.

La risposta del comportamento di fare beneficienza e di turarsi il naso non convince. Se Montanelli poteva asserire in modo plausibile che un male possibile fosse migliore di un male assoluto, lo stesso asserto non può associarsi alla ponderata possibilità di essere truffati ma di stare a posto con la coscienza.

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Se la beneficienza di vuole tradurre in un comportamento sostanziale, il cui effetto imitabile può moltiplicarne la positività, deve avere contezza dei ricettori di risorse, dell’organizzazione che ne effettua la raccolta, dei pratici effetti in termini di bene pubblico.

Ed è in questo senso, quindi, che il problema etico si congiunge a quello di funzionalità prima accennato. Con un imperativo che dovrebbe essere congiunto alla disponibilità di chi fa beneficienza: l’obbligo per sé stessi di verificare a chi si va e dove andranno i propri soldi. Obbligo alla trasparenza del benefattore e del beneficiato.

E forse l’evento del Ferragni gate potrà rappresentare un esempio di progresso, di “positività della crisi”, la dimostrazione che la Storia ci dà di come gli eventi spiacevoli possono giungere a modificazione e correttivo di errori altrimenti riprodotti all’infinito.

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