MONTEROTONDO - “Io, picchiata e violentata da mio marito”. Non era vero: assolto

Quando intervennero i carabinieri, lei iniziò a raccontare anni di prepotenze, abusi e soprusi, descrivendo il marito come una specie di mostro.

Ma nel corso del processo non è emerso uno straccio di prova a sostegno delle parole della donna.

Il Tribunale di Tivoli ha assolto un marito 47enne dall’accusa di maltrattamenti e violenza sessuale ai danni della moglie

Per questo ieri, lunedì 10 novembre, il Tribunale di Tivoli ha assolto perché il fatto non sussiste Cristinel G., tipografo romeno di 47 anni residente a Monterotondo, dalle accuse di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali aggravate e violenza sessuale ai danni della moglie, una connazionale di 42 anni.

Il Collegio presieduto da Cristina Mazzuoccolo – a latere i giudici Camilla Amedoro ed Eugenio Gagliano – ha respinto la ricostruzione della Procura di Tivoli che ha richiesto una condanna a 7 anni e 8 mesi di reclusione, oltre a 70 mila euro di risarcimento danni, condividendo invece la tesi dell’avvocato Giancarlo Germani, difensore dell’imputato che ieri è tornato in libertà senza più il braccialetto elettronico.

L’iter giudiziario era iniziato il 14 settembre 2023, quando a seguito di un litigio la moglie allertò il Numero Unico per le Emergenze 112 e nell’appartamento di Monterotondo intervenne una pattuglia dei carabinieri.

La 42enne e la figlia di 8 anni furono accompagnate al pronto soccorso: la donna riferì di essere stata colpita da un calcio all’addome e fu dimessa con una prognosi di 10 giorni, mentre la bambina fu giudicata dai sanitari guaribile in 20 giorni per lesioni non meglio specificate derivate da un presunto pugno alla spalla sferrato dal padre.

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In caserma la 42enne romena formalizzò una denuncia nei confronti dell’uomo che aveva sposato nel 2019 e dal quale decise di separarsi un mese dopo la querela.

Davanti ai militari prima e nell’aula del Tribunale di Tivoli poi, la 42enne ha raccontato anni di violenze fisiche e verbali, di maltrattamenti nei confronti suoi, del figlio della donna nato da una precedente relazione e della loro bambina.

Stando sempre al racconto della donna, costituitasi parte civile nel processo, nel corso degli anni il marito Cristinel G. – fino ad allora incensurato – sarebbe stato avvezzo a rivolgersi a lei con frasi tutt’altro che amorevoli.

“Sei una merda, non vali niente”, “Madre di me..a”, avrebbe detto l’uomo alla moglie.

“Tu sei una bambina malata, sei peggio di tua madre”, le presunte frasi rivolte alla loro figlia.

In un caso – era il 12 settembre 2023 – l’uomo avrebbe addirittura minacciato la moglie con un coltello da cucina rivolgendosi al figlio di lei: “Non devi piangere, se non vedrai più tua madre”.

Nella denuncia la 42enne romena elencò più di un’aggressione da parte del coniuge a calci sulle gambe e pugni sulle braccia ai danni suoi e dei figli.

A novembre 2021, un calcio ai testicoli del bambino.

Il 10 gennaio 2022 l’aggressione fisica con la frattura del quinto metacarpo di una mano della donna, giudicata guaribile in 7 giorni.

Il 30 marzo 2022 pugni e calci con lesioni al fianco, al petto e all’avambraccio.

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Il 23 luglio 2022 calci sulle cosce con le scarpe antinfortunistiche.

Il 14 settembre 2023 un calcio all’addome della donna e un pugno sulla spalla della loro figlia che era in braccio alla madre, finite entrambe al pronto soccorso e dimesse con prognosi rispettivamente di 20 e 10 giorni.

Stando sempre alla denuncia della 42enne romena, nel corso del 2022 in più occasioni il marito l’avrebbe costretta ad avere rapporti sessuali completi e non, nonostante lei avesse manifestato il suo dissenso.

“E’ stato un processo difficile – commenta l’avvocato Giancarlo Germani di Roma, difensore di fiducia del 47enne romeno Cristinel G. – Non c’erano prove di quanto asseriva la presunta parte offesa.

Decisiva è stata la relazione dei carabinieri di Monterotondo intervenuti il 14 settembre 2023 su richiesta della moglie.

I militari hanno infatti annotato assenza di alito vinoso e di assunzione di sostanze stupefacenti da parte del mio assistito che invece aveva il viso ridotto ad una maschera di sangue e un taglio al braccio di 5 centimetri”.

“Il mio assistito non può vedere la figlia da due anni – prosegue l’avvocato Germani – e per lo stesso periodo ha subito il divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico che soltanto ieri il Tribunale di Tivoli ha revocato.

La legge sul femminicidio è una cosa seria, purtroppo alcune donne la strumentalizzano per togliersi i mariti ingombranti di torno”.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra 90 giorni.

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