Cubatura all’Università per chiudere la vicenda Madonna delle Rose

I comuni di Mentana e Fonte Nuova dovrebbero pagare 5.800.000 euro invece di 14 milioni

Si va verso una chiusura del risarcimento legato alla vicenda Madonna delle Rose. I due comuni di Mentana e Fonte Nuova hanno formalizzato la proposta a “La Sapienza” per chiudere una vicenda che si trascina da anni. L’Università negli ultimi incontri si è mostrata disponibile a un accordo transattivo che riduca di molto l’importo da pagare come risarcimento dal comune di Mentana, dopo la sentenza di Cassazione che lo condanna per l’occupazione degli anni ’80, e al pagamento da parte del comune di Fonte Nuova in cubatura.

D’altronde l’Ateneo romano ha già provato diverse volte a vendere la struttura all’asta, ma ogni volta il bando è andato deserto. L’ultima all’inizio dell’anno a poco più di tre milioni di euro. Anche perché sui 12 ettari  è ancora in vigore il vincolo sanitario e dunque nessun compratore si affaccia, tantomeno è intenzione dell’Università quella di investire e ristrutturare la struttura.

I tempi sono serrati, perché i revisori dei conti del Comune di Mentana, sollecitati dall’opposizione, hanno messo nero su bianco che l’accordo – se c’è – va formalizzato entro fine luglio, altrimenti il debito va iscritto per intero in bilancio quando verrà approvata la Salvaguardia degli equilibri, con il rischio di mandare in dissesto finanziario il Comune. Prima di quella data, dunque, serve il passaggio nel consiglio di amministrazione dell’Università che lo ratifichi.

 

IL NUOVO ACCORDO A TRE

Il debito del comune di Mentana ammonta a circa 11 milioni e mezzo di euro, in seguito alla condanna di risarcimento, a cui vanno aggiunti 400 mila euro di interessi e le spese di registrazione della sentenza. L’accordo prevede il pagamento del 41% di questa somma pari a 5.800.000 euro. Questi soldi andrebbero divisi a metà tra i due comuni, applicando la delibera dei commissari ripartitori che hanno seguito la divisione in seguito alla nascita del comune di Fonte Nuova. Quest’ultimo pagherebbe la sua quota – 2.900.000 euro – in cubatura, attraverso un processo di rigenerazione urbana insita nella legge del recupero delle aree degradate.

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L’accordo di massima è quello di concedere, seguendo gli standard del piano regolatore, il 70% di cubatura residenziale e il 30% a servizi privati di interesse pubblico. In cambio, si ottiene anche la cessione di tre ettari di terreno nella parte più alta della struttura. Un accordo che ricalca quello già intavolato dalle precedenti amministrazioni, ma poi la sentenza di condanna ha complicato i piani.

Il comune di Mentana pagherebbe invece la sua quota di debito dilazionandola negli anni. Circa un milione di euro è già stato pagato, 500 mila euro andrebbero pagati entro la fine di quest’anno, altri 500 mila il prossimo anno e i restanti 900 mila euro in quattro anni, ossia circa 240 mila euro l’anno.

IL SINDACO PRESUTTI

Il sindaco di Fonte Nuova Piero Presutti ha seguito sin dall’inizio la vicenda personalmente. L’impegno del comune di Fonte Nuova sarebbe quello di approvare un piano particolareggiato in consiglio comunale, che andrà poi al vaglio della Regione visto che si tratta di una Variante urbanistica.

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“L’accordo sarebbe storico per il territorio – spiega il primo cittadino – e ogni parte avrebbe il suo vantaggio. La cosa più importante è che verrebbero chiuse tutte le pendenze e dunque dal giorno seguente potrebbe aprirsi una nuova partita per capire in che modo si può valorizzare quell’area. Ci tengo a sottolineare che al momento è ancora in corso una causa per capire se Fonte Nuova debba pagare la sua parte di debito applicando la delibera dei commissari ripartitori”.

 

LA STORIA

È passato un anno e mezzo da quando la Corte di Cassazione ha condannato definitivamente il comune di Mentana al pagamento di un maxi risarcimento da 12 milioni di euro per la vicenda Madonna delle Rose. L’ex clinica di proprietà dell’Università “La Sapienza” è stata utilizzata dal comune di Mentana per ospitare gli sfollati nel 1980 e – stando alla sentenza –scaduta dopo tre mesi la requisizione disposta con l’ordinanza del 3 novembre 1980 dal sindaco quale ufficiale di governo per destinare il compendio ad abitazione di senzatetto, non aveva poi provveduto, nonostante le reiterate richieste, al recupero della disponibilità dei locali e alla loro riconsegna”.

Una tesi che il comune di Mentana ha provato più volte a smontare in sede di processo, evidenziando il fatto che il 5 febbraio del 1981, non appena scaduta la requisizione, aveva formalmente riammesso l’Università nel possesso degli immobili e, quindi, il protrarsi dell’occupazione era dipeso dall’inattività dell’Università.

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