B e i vestiti dell’imperatore

La fiaba di Andersen ci aiuta a decifrare il linguaggio per il quale si è incagliata la versione più accreditata sul Cavaliere presidente della repubblica

La fiaba è nota ma la riassumiamo per la memoria. Un imperatore molto vanitoso riceve dei tessuti ma è una truffa, i vestiti non esistono. Tutta una rete di cortigiani fa credere a lui che però questi tessuti ci sono e possono vestirlo, per cui ritenendo di indossarli l’imperatore procede tra la sua gente senza vesti, senza che nessuno osi farlo notare. Fin quando l’unica persona veramente libera grida la verità: “ma il re è nudo!”

Questo è successo a Silvio Berlusconi con la variante che quei tessuti probabilmente non glieli ha venduti nessuno ma se li è costruiti nella sua testa da solo. I suoi cortigiani si sono guardati bene dal dissuaderlo. Lo hanno incoraggiato. Tale convincimento è arrivato fino ai partner di un’alleanza che non c’è più. Nella chimera di rifondarla, ciascuno ha detto di sì. E non si tratta solo di Lega e Fratelli d’Italia. Anche dei centristi che negli anni si sono sfilati dalle maglie di Forza Italia proprio perché la leadership non reggeva. Come può oggi la stessa leadership funzionare per fare il presidente della repubblica? Improponibile.

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Quindi per non essere coloro che dissuadono il re, ciascuno ha dato assicurazioni sperando di non essere il primo a doversi sfilare. La dichiarazione di ieri data da Salvini già parlava chiaro. Chiedere la verifica dei voti a disposizione significa sostanzialmente una sfiducia dei voti potenziali in possesso.

Con grande rincrescimento il nostro padron delle televisioni milanesi dovrà fare un passo di lato con il merito che cercherà di cucirsi addosso, di aver riunito, anche solo per qualche giorno, il centrodestra che in natura oramai non esiste più, se non in qualche amministrazione cittadina. Quindi per mere ragioni di comodo.

Il passo di lato da parte di Berlusconi consente però un vantaggio, quello di avere ili diritto-dovere di fare il primo nome di coalizione allargata. Ed è in questa fase che si gioca una grande chance.

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Ci sono due possibilità. Dire Mario Draghi e così portare la presidenza dell’ex presidente della BCE a casa e poter dire di averlo eletto. Oppure giocare ancor più di fino e lanciare un candidato diverso, unificante, a cui il centrosinistra non può dire di no. In questo ultimo caso il merito sarebbe ancora più grande e significherebbe portare a casa una vittoria piena. I nomi non si possono fare ma si possono immaginare vanno dall’Amato socialista al “Pierferdi” che di casini nella sua carriera ne ha visti tanti.

La tattica, diranno gli esperti, era premeditata dall’inizio. Se si vince: bene. Se si perde: meglio, perché si vince lo stesso imponendo il nostro candidato.

Beato chi crede a tutto questo.

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