Magistratura, Concorso flop: 95% di bocciati all’esame scritto

Su 3.797 candidati ammessi all’orale appena 220: i posti in palio erano 310. Commissione severa o aspiranti procuratori scarsi?

Nelle ultime selezioni ad accedere agli orali era sempre stato un numero di candidati vicino o addirittura superiore a quello dei posti disponibili. Stavolta ne resteranno vacanti addirittura 90.

Un flop senza precedenti, il concorso in Magistratura finito con una strage di candidati agli scritti: su 3.797 elaborati consegnati la Commissione ne ha giudicati idonei appena 220, ossia il 5,7%, mentre 3.577 – 94,3% – non sono stati ammessi all’esame orale.

Il concorso da 310 posti era stato bandito nel 2019 dall’ex ministro alla Giustizia Alfonso Bonafede per far fronte alla cronica carenza di magistrati segnalata dal Csm a parere del quale ne mancano almeno mille per coprire gli organici.

Il quadro emerso dalle prove scritte è desolante, almeno a sentire le interviste rilasciate a “Repubblica” e “Il Fatto Quotidiano” da parte di Luca Poniz, pm a Milano, già presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) ed esponente della sinistra di Area, Commissario d’esame noto per la sua severità.

Centinaia i temi imbarazzanti – dice Poniz – elaborati in un italiano primitivo, senza alcuna logica argomentativa, quasi non valutabili, privi dei requisiti minimi, pieni di refusi ed errori concettuali e di diritto. Viene da chiedersi come sia possibile a questi livelli”.

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Opinione diffusa tra i commissari è che il flop della selezione sia riconducibile anche alle modalità inedite. Gli scritti infatti si sono svolti a luglio 2021, a quasi due anni dal bando, con le regole previste dalla normativa anti-Covid: se prima della pandemia l’unica sede di concorso era la fiera di Roma, stavolta le prove si sono tenute in ben sei città: Bari, Bologna, Milano, Rimini, Torino e, appunto, Roma.

Inoltre le prove sono state due anziché tre: i candidati hanno sostenuto lo scritto in diritto penale e civile, mentre amministrativo non è stato sorteggiato.

Infine, stavolta i candidati hanno avuto la metà del tempo a disposizione, quattro ore invece di otto, con la richiesta – esplicitata nel bando – di elaborati “sintetici”.

Se Luca Poniz parla di candidati palesemente impreparati anche nella gestione della lingua italiana, fondamentale per scrivere ordinanze e sentenze, due colleghe allargano il campo d’azione mettendo sul banco degli imputati oltre alla Scuola anche la Magistratura, ricordando che anche la Commissione esaminatrice non viene selezionata sulla base di criteri di merito, ma sorteggiata sui disponibili.

A sostenerlo in un’intervista a “Repubblica” sono la consigliera togata del Csm, nonché consigliera di Cassazione Loredana Micciché, di Magistratura indipendente, corrente conservatrice delle toghe, e di Cinzia Barillà, la presidente di Magistratura democratica, il gruppo più progressista, magistrato di sorveglianza di Reggio Calabria, esprimono un assai simile giudizio critico.

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Quelli che fanno errori di grammatica e sintassi non possono certamente essere promossi – ha detto la MiccichéMa non è possibile che li abbiano fatti oltre 3.500 candidati”.

Credo che sia un giudizio ingeneroso e poco attento ai sacrifici soprattutto personali ed economici che sono stati sostenuti da tanti candidati – è il parere della BarillàIl nostro concorso già da tempo si sta sempre più modulando come una selezione di secondo livello, voglio dire che spesso ci si possono accostare solo i giovani che hanno partecipato al tirocinio negli uffici giudiziari o frequentato scuole di preparazione al concorso, talvolta già avvocati o dottori di ricerca o funzionari in altre pubbliche amministrazioni dello Stato, che sono così riusciti a mantenersi per anni allenati nello studio.

Alcuni di loro si formano anche nei nostri uffici, quindi mi domando se oltre al diritto di essere selettivi, abbiamo anche il dovere di interrogarci in ordine a quello che siamo stati in grado di trasmettere loro”.

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