Si erano impadroniti delle piazze di spaccio rimaste libere dopo la storica maxi retata di 8 anni fa.
Tanto da meritare l’appellativo di eredi della “Cosa Nostra Tiburtina”, l’organizzazione composta da 23 membri che gestiva il traffico di droga a Tivoli e Villanova in collaborazione con altri 16 “cani sciolti”.
Due bande criminali e una manciata di pusher indipendenti che tra la fine del 2019 e per tutto il 2020 hanno monopolizzato il mercato della cocaina, dell’hashish e della marijuana a Tivoli, Guidonia, Castel Madama, Vicovaro e Roma.



Il quadro emerge dalla sentenza emessa giovedì scorso 2 aprile dal Tribunale di Roma a carico di 16 imputati dei 42 complessivi finiti nella rete degli agenti del Commissariato di Tivoli all’esito dell’indagine denominata “Free Lake” coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma.
IN 16 PROCESSATI CON RITO ABBREVIATO: 11 CONDANNATI, 3 ASSOLTI E 2 “GRAZIATI” DALLA PRESCRIZIONE
Nel processo di primo grado col rito abbreviato celebrato giovedì scorso la giudice per l’udienza preliminare Francesca Ciranna ha inflitto undici condanne per un totale di oltre 60 anni di carcere, sentenziando l’ assoluzione per tre imputati e il non luogo a procedere nei confronti di altri due “graziati” dalla prescrizione.
La pena più alta pari a 11 anni di galera, con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, è stata inflitta a B. L., 26enne di origini romene trapiantato a Villa Adriana, considerato al vertice di una banda insieme al fratello maggiore 29enne G. L., condannato a 9 anni e 2 mesi di reclusione per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, anche lui interdetto in perpetuo dai pubblici uffici.
Nove anni e 10 mesi di reclusione e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici a M. P., 50enne di Villanova di Guidonia, considerato il capo di un’altra organizzazione.



Gli altri ritenuti membri dell’associazione a delinquere sono: M. S., 29enne di Villa Adriana, condannato a 6 anni e 4 mesi con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici; V. C. S., 35enne romeno residente a Villanova di Guidonia, condannato a 5 anni e 6 mesi, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici; M. S., 36enne pregiudicato di Villa Adriana, condannato a 5 anni di carcere e interdetto in perpetuo dai pubblici uffici.
Pene lievi per gli imputati di piccolo spaccio non partecipi delle due organizzazioni: S. S., 23enne di Villa Adriana, condannato a 3 anni e 4 mesi e 1400 euro di multa; S. M., 36enne di Villanova di Guidonia, condannato a 3 anni e 14 mila euro di multa; M. A. C., 24enne di origini romene residente a Tivoli Terme, condannato a 2 anni e 10 mesi e una multa di 14 mila euro; per A. S., 46enne de La Botte di Guidonia, una pena 2 anni e 2 mesi e 4.300 euro di multa; E. C., 38enne di Villalba di Guidonia già noto alle forze dell’ordine, 2 anni e 3 mila euro di multa.
Assolti per non aver commesso il fatto F. D. L., un 38enne di Villa Adriana, e M. R., una donna di 46 anni de La Botte di Guidonia.
Assolto perché il fatto non sussiste S. C., 29enne di Villanova di Guidonia.
La giudice Francesca Ciranna ha inoltre dichiarato non doversi procedere, perché il reato di piccolo spaccio è estinto per intervenuta prescrizione, nei confronti di J. A., 29enne originario del Bangladesh domiciliato a Montecelio, e di G. P., 29enne di Villa Adriana.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra 60 giorni.
NEL 2022 IL BLITZ ANTIDROGA PER 42 PRESUNTI PUSHER: 26 SOTTO PROCESSO COL RITO ORDINARIO



L’indagine “Free Lake” della Polizia ricordò quella messo a segno dai carabinieri l’8 marzo 2018, quando fu smantellata la cosiddetta “Cosa Nostra Tiburtina”, una gang che controllava le piazze di spaccio di Tivoli e Villanova e riforniva pusher e consumatori di cocaina, hashish e marijuana, una banda composta da oltre 40 persone, 23 delle quali il 17 febbraio 2022 sono state condannate in via definitiva dalla Corte di Cassazione per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).
Gli arrestati dalla Polizia avrebbero approfittato del vuoto lasciato nella gestione delle piazze di spaccio tra Tivoli, Guidonia e Roma dopo la maxi operazione “Cosa Nostra Tiburtina”.
Dei 42 presunti pusher, 26 sono sotto processo al Tribunale di Tivoli col rito ordinario, diversamente dai 16 giudicati giovedì scorso col rito abbreviato che hanno beneficiato di uno sconto della pena: la pubblica accusa aveva richiesto infatti fino a vent’anni di carcere per i promotori del traffico di droga.
DUE BANDE E UN GRUPPO DI “CANI SCIOLTI”: COSI’ SI ERANO DIVISI IL MERCATO DELLA DROGA



La sentenza di primo grado di giovedì scorso ha in parte riconosciuto la ricostruzione della Direzione Distrettuale Antimafia sulla suddivisione del mercato della droga nell’hinterland tiburtino tra il 2019 e il 2020.
Due bande criminali e un gruppo di “cani sciolti”.
Una banda sarebbe stata composta da 5 persone: M. P., il 50enne di Villanova di Guidonia condannato a 9 anni e 10 mesi per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga, M. S., il 36enne pregiudicato di Villa Adriana condannato a 5 anni, oltre a M. D., 43enne di Tivoli Centro, D. F., 45enne di Villanova di Guidonia, e I. D. P., 32enne romeno trapiantato a Villalba di Guidonia, tutti e tre sotto processo con rito ordinario.
Il gruppo era specializzato nel traffico di cocaina, hashish e marijuana tra Tivoli, Guidonia, Villanova, Villa Adriana e Vicovaro, un gruppo talmente forte da essere in grado di rifornire anche altre associazioni attive sulle piazze di spaccio limitrofe.
Secondo gli investigatori, il promotore dell’associazione a delinquere sarebbe stato M. P., in grado di gestire in prima persona i traffici illeciti, le consegne della droga nelle mani dei pusher, i rapporti con altre bande della zona, la riscossione dei crediti, le spese legali dei “soci” arrestati.
Una seconda banda sarebbe stata composta da sette uomini: i fratelli di Villa Adriana B. L., 26enne, e G. L., 29enne, oltre a M. S., 29enne di Villa Adriana, S. S., 33enne di Villa Adriana, V. C. S., 35enne romeno residente a Villanova, tutti condannati giovedì scorso, oltre a V. G. O., 29enne romeno residente a Villanova, e I. D. P., 32enne romeno trapiantato a Villalba di Guidonia, processati con rito ordinario.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, i capi promotori del traffico di droga sarebbe stati proprio i fratelli B. L. e G. L., particolarmente attivi nella zona di via Lago di Garda, da cui il nome dell’operazione “Free Lake”, ‘Lago Libero’: erano loro a curare il rifornimento presso i grossisti, a individuare le aree più idonee per lo spaccio, a scegliere i sodali, a recuperare gli incassi a fine giornata, gestendo in prima persona le consegne della droga nelle mani dei pusher, i rapporti con altre bande della zona, la riscossione dei crediti.
Da novembre 2018 a marzo 2020 i fratelli avrebbero continuato a trafficare droga nonostante fosse entrambi ai domiciliari per altri reati.
Giovedì scorso l’ipotesi della terza associazione a delinquere proposta dalla Dda capitolina è stata rigettata dalla giudice per l’udienza preliminare Francesca Ciranna.
Secondo gli investigatori, la banda sarebbe stata capeggiata da E. C., 38enne di Villalba di Guidonia già noto alle forze dell’ordine, e da S. M., 36enne di Villanova di Guidonia, mentre delle cessioni ai clienti si sarebbero occupati S. C., 29enne di Villanova di Guidonia, e G. T., un 52enne italiano senza fissa dimora.
Dal processo col rito abbreviato è emerso che E. C. e S. M. gestivano un piccolo giro di droga mentre S. C. era estraneo ai fatti ipotizzati.
La posizione di G. T. sarà stabilita all’esito del processo col rito ordinario presso il Tribunale di Tivoli.





























