Dobbiamo prepararci a una decrescita infelice perché imposta dalle condizioni post-Covid ma la nostra programmazione economica non se ne accorge. I dati licenziati dall’Istat rilevano il calo del Pil nostrano al 8,8% (dato grezzo) mentre nel quarto trimestre del 2020 è sceso del 2% rispetto al trimestre precedente e del 6,6% rispetto al quarto trimestre del 2019. La previsione del 2021 guarda a un più 2,3%. Della serie: più giù di così non si può andare, si può solo risalire, ma non riprendendo quel che si è perso.
Secondo l’Istat la nostra economia registra una nuova contrazione. Aveva recuperato nel terzo trimestre ma è scesa nuovamente nel quarto. La causa – analisi sempre dell’Istat – sarebbero “gli effetti economici delle nuove misure adottate per il contenimento dell’emergenza sanitaria”.
Ma la diminuzione riguarda tutti i comparti produttivi. Agricoltura, silvicoltura, e pesca, da una parte, industria e servizi dall’altra. Che significa? La clausura ci ha insegnato a consumare meno, spendere meno, condurre nostro malgrado una vita francescana? Sappiamo però che questo non potrà essere il modello per il nostro futuro. E che quando arriverà l’alba – perché arriverà – dovremo sapere cosa fare. Non mi sembra ci siano i cenni.
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