Carla Fracci: una piuma volata nel vento

Eterea, leggerissima e magnifica Giselle

Se ne è andata Carla Fracci, l’étoile italiana più famosa nel mondo

A chi continuava a definirla un mito, lei rispondeva ricordando le sue radici ben piantate nella terra. Cresciuta fra contadini, figlia di un tramviere e di un’operaia, non ha mai smesso di lavorare e faticare.

Ad appena dieci anni qualcuno ne ha intuito il talento convincendo la famiglia ad iscriverla alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala. L’esile Carla avrebbe voluto fare la parrucchiera e non capiva il senso di quegli esercizi fisici faticosi e ripetitivi e meno che mai  l’impegno mentale. Ma tutto avrebbe avuto una spiegazione grazie al magico incontro con la grande ballerina Margot Fonteyn.

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È stata Giulietta, la Swanilda di Coppelia, Francesca da Rimini e, soprattutto, una magnifica Giselle.

Non solo la Scala ma anche i palcoscenici di tutto il mondo le hanno aperto le porte, da Londra a Parigi, a New York e sempre con partner del calibro di Rudolf Nureyev e Mikhail Baryshnikov.

Ma Carla Fracci ha contribuito anche a portare la danza in contesti pop, a cominciare dalla televisione, starring guest in molti show del sabato sera e ancora in quella che resta una prova di attrice, nello sceneggiato tv su Giuseppe Verdi, come i Giuseppina Strepponi, la soprano e seconda moglie del compositore.

“Prima ballerina assoluta”, scriverà di lei il New York Times, “You are wonderul” le confessò Charlie Chaplin dopo averla vista. Eugenio Montale le dedicò la poesia “La Danzatrice Stanca” nel 1969, sei anni prima di vincere il Premio Nobel per la letteratura. La Fracci viene descritta figura leggerissima ed eterea, di nuovo sulla scena dopo una gravidanza.  Tutti, ha scritto il poeta, si accorgeranno del suo ritorno perché senza di lei i balletti sembrano sfilate di morti (nivei défilés di morte). Nel Nord-est di Roma è cittadina onoraria di Marcellina

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