A Roma il primo caso di vaiolo delle scimmie

Il primo caso registrato in Italia, ricoverato allo Spallanzani

E’ stato identificato all’ospedale Spallanzani di Roma il primo caso in Italia di vaiolo delle scimmie.

Si tratta di un uomo rientrato dopo un soggiorno alle Isole Canarie che si è presentato al pronto soccorso dell’Umberto I.

L’ospedale ha fatto sapere che il “quadro clinico è risultato caratteristico e il monkeypox virus è stato rapidamente identificato con tecniche molecolari e dissequenziamento genico dai campioni delle lesioni cutanee”.

La virologa: “No panico, ma massima attenzione”

“Assolutamente no panico, ma massima attenzione”, sui casi di vaiolo delle scimmie che crescono tra Europa e Stati Uniti. Dopo la prima infezione riportata in Italia dall’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, in un giovane di ritorno dalle Canarie, la microbologa Maria Rita Gismondo invita a mantenere la calma, agendo però rapidamente.

Nella foto, l’ospedale Spallanzani

Il magazine della Fondazione Veronesi spiega nel dettaglio le caratteristiche della malattia.

Il vaiolo delle scimmie, detto monkeypox (MPV), torna a far parlare di se’, riporta il sito della fondazione. La malattia non è affatto nuova ma nelle ultime settimane sono stati segnalati casi in Inghilterra, Spagna, Portogallo e Stati Uniti. Anche se nella gran parte dei casi non sembra essere una “catena di contagio”, per alcuni è evidente la trasmissione diretta per contatto persona-persona. Il contagio tra uomini, stando alle conoscenze attuali, è difficoltoso. Non è un caso infatti che ogni segnalazione nell’uomo si è riferita sempre a piccoli focolai auto-limitanti.

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CHE COS’É IL VAIOLO DELLE SCIMMIE?

Il vaiolo delle scimmie è una malattia virale causata dal Poxvirus che colpisce prevalentemente questi animali. Si tratta di un virus del tutto simile a quello del vaiolo umano. Secondo gli esperti i due virus sarebbero “cugini” in quanto discendenti da un virus comune, quello del vaiolo bovino. MPV è stato identificato per la prima volta in Europa nel 1958 in scimmie provenienti dal Sud-Est asiatico. Negli anni successivi sono stati segnalati alcuni focoloai. La malattia, anche se prevalentemente degli animali, può riguardare l’uomo a causa della capacità del virus di infettare specie differenti. Ed è quello che è accaduto con i recenti casi segnalati.

QUALI SONO I SINTOMI?

La malattia si manifesta inizialmente attraverso sintomi simili a quelli dell’influenza. Ciò che caratterizza la malattia è la comparsa di lesioni cutanee simili a quelle del vaiolo umano: le vescicole si tramutano in pustole sino alla loro estinzione per “essicatura”. La durata della malattia è variabile tra i 15 e i 30 giorni.

COME SI TRASMETTE?

Il virus può trasmettersi da uomo a uomo ma con molta difficoltà. Le infezioni avvengono prevalentemente per contatto incidentale con animali infetti o con persone che hanno soggiornato in zone a rischio. Il contagio avviene per contatto diretto con le lesioni, con i fluidi corporei e con gli indumenti contaminati. Il virus può essere trasmesso anche tramite droplets nella fase acuta ma con un contatto ravvicinato e prolungato.

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COME SI CURA?

Curare il vaiolo delle scimmie è molto importante perché la letalità è pari al 10% degli individui sintomatici. Attualmente non esistono però trattamenti approvati ma il farmaco antivirale tecovirimat (approvato dall’FDA per il trattamento del vaiolo) e i farmaci antivirali cidofovir e brincidofovirhanno dimostrato la loro efficacia in vitro e nei modelli sperimentali. Tuttavia nessuno di questi farmaci è stato studiato o utilizzato in aree endemiche per trattare la malattia.

ESISTE UN VACCINO? 

Essendo MPV un virus simile al vaiolo umano, l’utilizzo del vaccino contro il vaiolo può essere utile nel prevenire anche il vaiolo delle scimmie. Tuttavia, essendo il vaiolo umano eradicato, tale vaccino non è più utilizzato su larga scala pur essendo sempre prodotto con il nome di Imvanex. Essendo questo vaccino utile contro MPV, la sua somministrazione è indicata per coloro che possono essere esposti al virus per motivi professionali.

 

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