GUIDONIA – Da impiegato in un call center ad autoproduttore di fumetti: Eros Ferruzzi pubblica “Resok”

Nel week end sarà protagonista al "Romics" di Roma, a maggio al "Comix" di Guidonia

Per alcuni, il mondo dei fumetti si chiude con la crescita.

All’improvviso, quasi fosse la cosa più naturale del mondo, il nostro amato volume diventa uno dei tanti.

Eppure, tra quelle pagine ricche di disegni e dialoghi, continua a vivere la parte più autentica di noi.

Immaginazione, profondità e creatività sono solo alcuni degli elementi che rendono ogni tavola unica e memorabile.

La Nona Arte, nonostante il tempo che passa, non smette di ricordarci — ogni volta che ne facciamo uso — perché sia così intramontabile: parla al nostro bambino interiore e gli dona la speranza che, in fondo, un mondo migliore esista ancora.

Essere fumettisti oggi significa, quindi, permettere a bambini, adulti e anziani di comunicare con un unico linguaggio: quello dei sogni.

 

 

È quello che ha fatto Eros Ferruzzi, classe 1992, originario di Guidonia Montecelio.

Ex studente dell’istituto professionale ex “Tito Minniti” oggi “Orazio Olivieri” di via Zambeccari, Eros è attualmente impegnato in un call center e ha autoprodotto il primo e il secondo volume del suo fumetto Resok, arrivando al sold out anche in importanti fiere come il Romics.

Eros, di cosa parla il tuo fumetto e perché hai scelto questo tema?

«Il mio fumetto ha uno stile euro-manga, genere battle shonen.

Racconta la storia di un ragazzo che, insieme ad altre cinque persone, riceve dagli dei un potere con cui dovrà sconfiggere la radice di ogni male.

Il problema è che gli dei non lasciano alcun indizio su cosa sia realmente questo male; così i protagonisti intraprendono un viaggio per scoprirlo e adempiere al loro destino.

La tematica nasce da una domanda semplice, ma non banale: “cos’è il bene e cos’è il male?”.

È un dualismo che ho osservato in diversi contesti, anche attraverso esperienze personali in ambiti politici e religiosi; cercando una risposta, ho costruito la storia».

Cosa vuoi che resti a chi lo legge?

«Vorrei spronare le persone, soprattutto i più giovani, a inseguire i propri sogni e a crederci fino in fondo, perché anche quando un desiderio non si realizza, il semplice fatto di provarci fa crescere.

Sono convinto che, se una persona crede davvero in ciò che fa, prima o poi qualcosa di bello accade».

Se dovessi spiegare a qualcuno da dove si inizia per creare un fumetto, cosa gli diresti?

«Prima ancora del disegno viene lo scopo: un fumetto non è solo immagini, è una storia; e una storia deve sapere dove vuole arrivare.

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L’idea è tutto.

Nel mio caso sono partito dalla fine, perché volevo che la storia avesse un significato preciso; ho costruito poi tutta la narrazione attorno a quella scena finale».

Quando hai deciso di iniziare il tuo progetto autoprodotto?

«Ho cominciato a disegnare Resok, il protagonista del mio futuro fumetto, a 17 anni, quasi per gioco; le idee erano confuse, più scarabocchi che storie.

Nel 2012 successe qualcosa che cambiò il mio modo di vedere le cose: un incidente a Roma portò via mio cugino e altri ragazzi.

Non eravamo molto vicini, ma quell’evento mi colpì profondamente e mi fece capire che la vita è troppo breve per rimandare i propri sogni.

Fu però solo nel 2016, dopo un lungo ricovero, che decisi di iscrivermi alla Scuola Romana dei Fumetti.

Durante il terzo anno realizzammo un fumetto collettivo e pubblicammo due volumi; lì imparai davvero cosa significhi autoprodurre.

Terminato quel percorso, volli provare da solo.

Il primo volume fu una sfida continua, ma nel 2024 finalmente uscì: esordii al Romics e vendetti tutte le copie.

La soddisfazione fu enorme, ma il giorno stesso in cui lo mandai in stampa iniziai a lavorare al secondo volume».

Cosa significa per te autoprodurre un fumetto?

«Disegnare significa eliminare i limiti: dico sempre che nel foglio bianco esistono già tutti i disegni del mondo.

L’autoproduzione, invece, è il passo successivo: significa portare quella libertà nella realtà, affrontando e superando gli ostacoli.

Il vero gioco sta proprio lì, nel trasformare i limiti in punti di forza».

A chi è rivolto il tuo fumetto?

«Principalmente a un pubblico adolescenziale, anche se credo che gli adulti possano coglierne più a fondo il significato.

Con mia grande sorpresa, però, il pubblico più appassionato finora è costituito dai bambini.

Una ragazza mi ha persino dedicato un disegno e da lì è nata una corrispondenza via email; è una delle parti più belle di quello che faccio».

I tuoi personaggi sono ispirati a persone reali?

«Il protagonista rappresenta sia Eros che l’Anti-Eros; incarna quel dualismo tra bene e male.

In lui c’è una parte che stimo e una che cerco di evitare.

Gli altri personaggi sono invece frutto della mia immaginazione, anche se alcune scene divertenti sono ispirate a episodi realmente accaduti con il mio gruppo di amici (ride)».

Quando è nata la tua passione per i fumetti?
«Il primo fumetto che ho avuto tra le mani è stato il numero 35 di Dragon Ball; me lo comprò mia madre mentre era dal parrucchiere, sapendo che avrei dovuto aspettarla per ore (ride).

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La vera passione, però, è nata soprattutto grazie ai cartoni animati.

Fin da piccolo amavo l’arte in ogni sua forma.

Ricordo ancora un episodio all’asilo: mentre tutti disegnavano le persone con le mani “a stecchino”, io le facevo curve; ricevetti dei complimenti e quel momento fece scattare qualcosa dentro di me».

Che scuola hai frequentato?
«Dopo le medie mi sono iscritto a un liceo scientifico, più per opportunità che per convinzione; dopo tre anni capii che non era la mia strada e conclusi gli studi all’istituto chimico-biologico Minniti.

Chimica e biologia mi appassionavano molto; è stato lì che ho iniziato a scegliere davvero il mio percorso».

Cosa pensano i tuoi amici della tua passione?

«Sono i miei primi fan; sono loro a leggere per primi i volumi e li invito sempre a essere il più critici possibile.

Il mio grazie più vero va a loro e alla mia famiglia».

Quanto tempo impieghi per realizzare una tavola?

«Per una singola tavola, quindi una pagina, impiego in media dalle 3 alle 5 ore».

Oggi viviamo in un mondo sempre più digitale: perché ha ancora senso leggere fumetti?

«Perché permette di evadere e, allo stesso tempo, allena la mente.

Il fumetto è un’arte sequenziale fatta di immagini e dialoghi, ma il movimento lo crea il lettore.

Sei tu a dare vita alla storia; ed è proprio questo che lo rende così coinvolgente».

Dal 9 aprile tornerai al Romics per la seconda volta: che esperienza è stata per te in passato e cosa ti aspetti da questa nuova partecipazione?

«La prima esperienza è stata sorprendente; non mi aspettavo di fare sold out.

La cosa più bella del Romics è che tutti parlano la stessa lingua: quella della passione.

Nei prossimi giorni spero di rivedere chi mi ha già supportato e di far divertire chi si fermerà allo stand; l’atmosfera è sempre speciale».

Quali sono i tuoi progetti futuri?

E come ti vedi tra dieci anni?

«A maggio parteciperò al Comix Park di Guidonia; inoltre ho inviato candidature per altre fiere.

Tra dieci anni spero di aver completato i 30 volumi che mi sono prefissato; e soprattutto di farlo con la stessa grinta che ho oggi (ride)».

Un’ultima domanda, Eros: che consiglio daresti a chi ha il tuo stesso sogno?

«Disegnare tanto; sempre».

(Francesca Romana Severini)

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