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Inail e l’effetto Covid sul lavoro: meno infortuni, più morti

Nella Relazione annuale 2020, l’Inail traccia una nuova geografia degli infortuni sul lavoro: sono di meno ma aumentano i morti

 

I dati dell’Inail e della sua relazione annuale tracciano una panoramica particolare sugli infortuni sul lavoro: ce ne sono di meno (vista la chiusura di tante aziende nel lockdown e nel massiccio utilizzo dello smart working) ma aumentano i casi mortali, protagonista la pandemia. L’emergenza sanitaria sta influenzando anche i primi mesi di quest’anno, però da febbraio il trend delle infezioni di origine professionale è in sensibile diminuzione. Ma scendiamo nel dettaglio. Dice l’Inail che circa un terzo dei 799 decessi riconosciuti sul lavoro sono avvenuti “fuori dell’azienda”. Nel 2020 sono state registrate poco più di 571mila denunce di infortunio (-11,4% rispetto al 2019), un quarto delle quali relative a contagi da Covid-19 di origine professionale. Gli infortuni riconosciuti sul lavoro sono stati 375.238 (-9,7% rispetto al 2019), di cui 48.660, pari al 12,97%, avvenuti appunto non all’interno delle ditte, ma spesso con “mezzo di trasporto” o “in itinere”, nel tragitto di andata e ritorno tra la casa e il luogo di lavoro. I casi mortali denunciati all’Inail sono stati 1.538, con un incremento del 27,6% rispetto ai 1.205 del 2019 che deriva soprattutto come si accennava dai decessi causati dal Covid-19. Gli infortuni mortali per cui è stata accertata la causa lavorativa sono 799 (+13,3% rispetto ai 705 del 2019). Gli incidenti plurimi, che hanno comportato la morte di almeno due lavoratori contemporaneamente, sono stati 14, per un totale di 29 decessi.

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I decessi “in itinere” risultano in calo di un terzo ma +50,1% per quelli avvenuti “in occasione di lavoro”. Forte flessione anche per le malattie professionali denunciate. Come per il totale degli infortuni, anche il calo delle denunce di malattia professionale rispetto al 2019 è stato notevole. Le 44.955 patologie denunciate nel 2020, con 31.433 lavoratori coinvolti, sono infatti oltre 16mila in meno rispetto alle 61.201 dell’anno precedente (-26,6%). La diminuzione ha riguardato tutti i tipi di malattie: quelle muscolo-scheletriche (poco più di 30mila casi, il 67,5% di tutte le denunce protocollate nel 2020) sono calate del 25,8%, quelle del sistema nervoso (oltre cinquemila, soprattutto sindromi del tunnel carpale) del 23,6%, le ipoacusie (tremila) del 31,6%, quelle respiratorie (poco meno di duemila) del 36,8% e i tumori (quasi 1.700) del 36,2%. L’effetto Covid è evidente anche in questo caso: se la sospensione temporanea o la chiusura nel corso dell’anno di molte attività ha, da una parte, ridotto l’esposizione al rischio di contrarre patologie, dall’altra lo stato di emergenza può aver reso difficoltoso, disincentivandolo o semplicemente rimandandolo, il ricorso ai presidi sanitari e amministrativi propedeutici alla presentazione della denuncia

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