Emergenza cinghiali: “Gabbie per la cattura, l’unica soluzione”

Parla Luciano Faiella, cacciatore esperto, delegato territoriale della Atc Roma 2

La via Tiburtina attraversata da branchi, bltz nei piccoli centri, in particolare a Vicovaro, dove si sono addentrati anche nel cimitero e spinti fino a ridosso della scuola media. Nella Valle dell’Aniene è emergenza cinghiali. La soluzione? “Gabbie cattura cinghiali posizionate in punti strategici”. A indicare una via di uscita contro l’invasione dei cinghiali è un cacciatore di Vicovaro, Luciano Faiella, 46 anni, specializzato in selezione e da più di quarant’anni nei campi in cerca di selvaggina. “Avevo 7 anni quando mio padre mi ha portato per la prima volta a caccia. Ora sono il referente della Atc Roma 2, il nostro ambito territoriale di caccia. Caccio da sempre quasi esclusivamente cinghiali”, precisa il cacciatore, di mestiere dipendente di un ospedale a Roma. “Siamo stati contattati dall’amministrazione comunale”, spiega, “per cercare di trovare una soluzione sul fronte dei cinghiali. Ci veniva indicata la possibilità di individuare dei punti sparo. Noi abbiamo risposto sostenendo l’impraticabilità di questa strada. Ci sono troppe case. L’unica via alternativa possibile, in assenza di normative aggiornate, è quella di posizionare delle gabbie di contenimento, ossia gabbie cattura cinghiali. Basta sistemare all’interno del mais, bacche, tuberi, radici, funghi, di cui i cinghiali vanno ghiotti. Si potrebbe arrivare a catturare anche una decina di esemplari”.

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PIU’ CUCCIOLATE E LA PRESENZA DEL LUPO

Il cacciatore dà una spiegazione anche al motivo per cui gli avvistamenti sono divenuti sempre più facili. “C’è stata una crescita smisurata del numero dei cinghiali. La temperatura più mite per esempio quest’anno ha favorito tre cucciolate. In genere le mamme cinghiali partoriscono due volte l’anno. Solo col clima più dolce arrivano a tre parti. E ad ogni gravidanza si possono contare tra i tre agli otto cuccioli. Quest’anno in molte hanno partorito tre cucciolate. I branchi di cinghiali sono spinti ad uscire dai loro territori dalla presenza dei lupi, che ormai popolano le nostre montagne. Anche la presenza dei lupi da noi, infatti, è notevolmente aumentata. I cinghiali allora tendono ad allontanarsi, a raggiungere luoghi dove il lupo, più schivo, non si avvicina. Non credo quindi che sia la ricerca di cibo a spingerli ad avvicinarsi nei centri abitati, dove tutt’al più possono trovare solo i rifiuti, in particolare l’umido organico”.

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“Il cinghiale”, aggiunge l’esperto, “in genere non attacca l’uomo. Ma le femmine in presenza di cuccioli piccoli, in segno di protezione, possono diventare molto pericolose. E’ per questo che ci siamo molto preoccupati quando i cinghiali sono entrati più volte anche nel cimitero e persino vicino alla scuola”.

MENO CACCIATORI, TROPPE SPESE

Faiella fa notare anche che ci potrebbe essere anche un’altra spiegazione all’aumento dei cinghiali: “il numero dei cacciatori è diminuito negli anni, sia perché ci sono meno giovani che si avvicinano alla caccia e molto probabilmente anche a causa delle spese. Paghiamo tasse e assicurazioni per circa 400 euro all’anno. E poi ci sono le spese per l’allevamento dei cani e per i veterinari. Per esempio io uso la massima cura per i miei dieci segugi”.

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