mercato auto

L’economia cresce ma il mercato delle auto rimane in rosso

A novembre ancora dati negativi per le immatricolazioni che segnano una flessione del 24,6% rispetto a un anno fa

I dati del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili non lasciano dubbi: anche per novembre le immatricolazioni di auto segnano una flessione negativa, -24,6% (cioè 104.478 unità) rispetto allo stesso mese del 2020 in cui erano state vendute 138.612 vetture, pure se tuttavia in quell’anno si è registrato un -30,9% sul 2019. Una crisi che sembra non conoscere fine, negli ultimi mesi esasperata dalla mancanza di componenti elettronici come i microchip che in pratica non permette la consegna di vetture nuove presso i concessionari. Che significa? La richiesta al momento è maggiore della produzione. La gente ordina ma non può portarsi a casa l’auto del desiderio, tanto che non sono pochi gli acquirenti ad aver rinunciato al modello scelto, puntando su quelli disponibili con tempi di consegna più ragionevoli (ma, e lo segnalano pure i rivenditori auto del nostro nord-est, le scorte sono davvero ormai ridotte al lumicino). Questo lo segnala l’indagine mensile effettuata presso i concessionari dal Centro Studi Promotor: l’81% degli interpellati afferma dunque che la non disponibilità dei microchip è la prima causa dell’attuale situazione del mercato. Ma ci sono anche altri aspetti che condizionano in modo determinante il settore: per il 39% dei concessionari pesa la situazione economica generale e per il 30% incidono l’emergenza sanitaria e la paura di fare una spesa “azzardata”. E poi c’è pure, almeno a sentire il 28% dei concessionari, la demonizzazione del diesel a favore di modelli elettrici o ibridi. Questi ultimi lasciano i consumatori disorientati, soprattutto perché i prezzi sono ancora elevati per la maggior parte della gente e il passaggio verso la transizione ecologica non sembra vicinissimo. Come dice l’Unrae, Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri, per una maggiore diffusione delle nuove tecnologie sono necessari ulteriori incentivi in modo più consistente, anche a fronte di rottamazione, per un ricambio mirato dell’attuale parco auto. L’associazione lamenta infine un certo disinteresse nelle Istituzioni di governo per il comparto automotive e il suo indotto, un settore produttivo che occupa (occupava) 1,2 milioni di lavoratori e garantisce (garantiva) un gettito fiscale di 76 miliardi di euro l’anno.

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