Tivoli ritrova un tesoro: riaperta la chiesa di San Vincenzo

L'edificio romanico è stato ristrutturato e riaperto al culto: era chiusa da 40 anni

Non una chiesa chiusa, ma riaperta. E dopo decenni di abbandono. Tivoli, in controtendenza, festeggia il ritorno al culto di una chiesa, la storica chiesa di San Vincenzo. Venerdì sera l’emozionante messa di riapertura celebrata dal vescovo Mauro Parmeggiani.
Una riapertura resa possibile grazie a un contributo economico derivante dall’8 per mille alla Chiesa Cattolica e a un lascito testamentario del canonico don Mario Renna. La chiesa era chiusa dagli anni Ottanta  che il crollo del tetto.

Erano più di settant’anni che nella chiesa di San Vincenzo nel cuore di Tivoli non si celebravano messe. Tant’è che l’edificio era diventato noto come “Teatro Città di Tivoli”, per aver ospitato a lungo attività teatrali. Negli anni 50 era Ricreatorio parrocchiale, poi divenne base del “Teatro della Città di Tivoli” e sede del Laboratorio teatrale coordinato da Elverio Veroli tra gli anni ’70 e ’80. Ora l’edificio torna alla sua missione, religiosa.

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La fondazione  antica. Fu costruita dalla famiglia Sebastiani nel 1268, ma ciò che rimane oggi è frutto di una ricostruzione operata nel 1860, quando fu realizzato sulla navata destra l’affresco di Santa Sinforosa che rifiuta di fare un sacrificio agli idoli, forse Ercole, di fronte all’imperatore Adriano.

La chiesa, gravemente compromessa dal crollo del tetto che lesionò anche la facciata principale negli anni ’80, è particolarmente legata alla storia cristiana della comunità tiburtina e al culto di San Vincenzo e di Santa Sinforosa. Al primo, martire tiburtino, la popolazione è particolarmente legata: la fede si rafforzò nel 1831 quando, proprio nel giorno della sua festività, il 22 gennaio, i tiburtini riportarono una schiacciante vittoria contro Corrado, conte di Anticoli. Si narra, invece, che Santa Sinforosa, per sfuggire alle persecuzioni dell’imperatore Adriano, si sarebbe rifugiata in una cisterna romana sotto l’odierna chiesa, secondo il Martirologio del Cardinale Baronio. Nell’antro, malgrado la forte umidità, scendevano i fedeli per pregare: risalendo di lì, strizzavano i propri vestiti per raccogliere qualche goccia di acqua “benedetta” destinandola agli infermi.

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Con i lavori, iniziati nel 2019, si è proceduto al completo rifacimento del tetto, al rinforzo delle pareti esterne, alla ricostruzione di una volta a crociera crollata all’interno, al ripristino dell’impianto elettrico e al restauro di un affresco raffigurante Santa Sinforosa, risalente al XIX secolo, e della pala d’altare in parte riscoperta dietro un muro in mattoncini.
È previsto l’utilizzo dell’edificio anche per incontri culturali, di dialogo sul rapporto fede-cultura, fede e mondo, nonché per incontri di formazione cristiana.

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