Gli ossidati presentano “Fiori di cactus” all’Imperiale

Domenica 22 maggio al teatro Imperiale

Gli “Ossidati” presentano oggi domenica 22 maggio, alle 17.30, al teatro Imperiale di Guidonia il loro spettacolo “Fiori di cactus” al concorso TeatoFilmFestival, diretto da Anna Greggi. La compagnia amatoriale è diretta da Gisella Lucarelli, regista teatrale da tutta la vita, che nel curriculum vanta di essere stata tra i primi ad aver portato in scena le opere di Pietro Garinei e Sandro Giovannini al teatro romano il Sistina.

Ha da sempre lavorato con i ragazzi e il suo occhio esperto riesce sempre a trovare l’attore giusto per il ruolo, le physique du role. 
Grandissima amante della spontaneità, non le piacciono proprio i corsi di teatro e l’impalcatura che questi danno. L’esperienza sul campo è la via migliore per rendere al meglio. 
Gli spettacoli sono sempre andati in scena per beneficenza perché, come dice Gisella, “la soddisfazione più grande me l’hanno data i ragazzi, non avevo bisogno di altro”. 
Abbiamo incontrato la regista per parlare della loro ultima opera, in corsa per l’ambito premio Corvo d’Oro.

Lei ci ha detto che ricerca nei suoi attori il physique du role, come ha fatto a trovare il suo protagonista?
Gisella: Sono stata di una fortuna che non ha idea. Il nostro spettacolo nasce da una commedia francese di Barillet e Gredì, a cui poi è seguito anche il film, ma io non sopportavo l’attore principale. Dovevo trovare il mio Julien. Per fortuna il passaparola mi ha portato ad Armando Caponegro e appena l’ho visto, sapevo di averlo trovato. Armando ha qualcosa dentro, è di una bravura mostruosa. Sono stata molto fortunata perché i miei attori principali, insieme ad Armando, sono veramente bravi: Marina di Loreto, Loretta Marcotulli che reputo da Oscar e Federico Battilana.
Fiori di cactus è il suo miglior spettacolo?
Assolutamente si.
La vostra compagnia amatoriale si chiama “Gli Ossidati”. Come mai questo nome?
Perché siamo tutti un po’ ossidati dopo la pandemia, che dice? È stata tanto lunga. Noi abbiamo iniziato a fare le prove per lo spettacolo prima della pandemia. Dovevamo andare in scena, ma il Covid ha bloccato tutto per due anni, quasi tre.
Come sono stati questi anni senza teatro per una donna come lei che vive di teatro?
Lunghi, molto lunghi. Ma soprattutto noiosi.
Come vi sentite a tornare in scena?
Sono tutti in fibrillazione, hanno l’ansia. Dicono che non si ricordano le battute, io cerco di tranquillizzarli perché tanto lo so che, una volta aperto il sipario, loro daranno il meglio di sé e saranno bravissimi.
Quando si entra sul palco, si entra in una bolla temporale diversa. Vedi solo l’ambiente, il tuo personaggio e vivi nel tuo mondo.
È la prima volta che partecipate al TeatroFilmFestival?
Sì. Io normalmente organizzo da sola le messe in scena. Mi hanno proposto questo festival e io molto volentieri, ho accettato insieme ai miei attori. La competizione è una delle parti che preferisco.
C’è qualche premio a cui lei ambisce?
Guardi, personalmente non mi interessano i premi, però mi piacerebbe che venisse riconosciuto il merito e la bravura dei miei ragazzi, sia per il sacrificio, che per la bravura stessa. Loro hanno la stoffa.
Voi siete una compagnia amatoriale, quanto è difficile mettere insieme gli impegni di tutti?
Nel nostro caso sono nove persone che hanno i loro impegni, le loro famiglie. Il difficile è far sì che siano tutti presenti alle prove, anche se non sono in scena in quel momento. 
Magari devono vedere la semifinale della Roma e non vengono. Si immagini per me che sono laziale cosa è stato!
Il vostro spettacolo si chiama “Fiori di cactus”. Ci racconta la trama?
Julien è un dentista un po’ pasticcione, bugiardo e donnaiolo che si ritrova, per sua colpa, in una situazione dalla quale non riesce ad uscire. Mente alla sua ragazza giovanissima dicendole che è già sposato, per evitare che lei lo porti all’altare. Quindi è un susseguirsi di scene comiche ed esilaranti che porteranno ad un finale inaspettato. È frizzante e divertente, ha dei ritmi particolari. 
La scenografia è pari a zero perché ho deciso di puntare tutti sui miei ragazzi che sono veramente molto bravi, riempiono la scena.
Che messaggio volete portare in scena?
Ma guardi noi vogliamo far divertire. Non abbiamo un messaggio morale, vogliamo far divertire i nostri spettatori e portare un po’ di leggerezza.

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