GUIDONIA – Operazione “Ragnatela”, la difesa spiega perché il consulente è innocente

Processo ai “colletti bianchi” del Comune, gli avvocati di Andrea De Felice smontano il teorema della Procura. A decidere sarà la Corte: sentenza entro dicembre

Il nostro assistito in questo processo non ci doveva nemmeno entrare. E’ sufficiente leggere le carte processuali e nessuno potrà affermare che non ha lavorato né che si sia appropriato di somme indebitamente”.

E’ iniziata così ieri, venerdì 30 settembre, davanti al Collegio Penale del Tribunale di Tivoli la discussione dell’avvocato Massimiliano Gasbarri, difensore – insieme al collega avvocato Giacomo Pirro – di Andrea De Felice, architetto 43enne di Guidonia, libero professionista e consulente esterno del settore Ambiente del Comune di Guidonia Montecelio tra il 2015 e il 2016.

De Felice è uno dei dieci imputati nel processo alla cosiddetta “Mafia Bianca”, il gruppo di dirigenti, funzionari e impiegati pubblici che insieme a politici ed imprenditori furono arrestati il 20 aprile 2017 con l’accusa di aver saccheggiato le finanze pubbliche del Comune di Guidonia Montecelio.

Nell’udienza di mercoledì 21 settembre, la Procura di Tivoli ha richiesto per il consulente una condanna a 4 anni e mezzo di reclusione più l’interdizione perpetua dai pubblici uffici (LEGGI L’ARTICOLO).

Secondo gli inquirenti, Andrea De Felice sarebbe stato pagato dal Comune senza aver lavorato nel periodo compreso tra ottobre 2015 e dicembre 2016.

Gli avvocati Massimiliano Gasbarri e Giacomo Pirro hanno prodotto varia documentazione per dimostrare esattamente il contrario.

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Andrea ha lavorato 5 ore al giorno per 5 giorni su 7 – ha spiegato in aula l’avvocato Gasbarri al Collegio presieduto da Nicola Di Grazia, giudici a latere Giovanni Petroni e Camilla AmedoroE’ tutto documentato, era in ufficio e non a casa come ipotizza la Procura”.

Dagli atti processuali – ha aggiunto l’avvocato Gasbarri – è emerso che il mio assistito ha lavorato a contratto da ottobre 2015 a dicembre dello stesso anno in qualità di Assistente al Rup, Responsabile unico del procedimento.

Nel mese di gennaio 2016 ha addirittura lavorato gratis, andava in Comune a svolgere la consulenza senza essere pagato.

A febbraio 2016 gli è stato rinnovato il contratto concluso a dicembre 2016 per un importo pari a 12 mila euro annui, soltanto 7.600 dei quali liquidati: il Comune gli deve ancora le mensilità di settembre, ottobre, novembre e dicembre 2016.

All’interno del fascicolo processuale c’è la prova che Andrea De Felice ha svolto il lavoro per cui ancora non è stato interamente pagato”.

Durante l’arringa l’avvocato Gasbarri ha inoltre richiesto alla Corte la condanna del Comune di Guidonia Montecelio al risarcimento delle spese processuali a favore di De Felice in caso di assoluzione.

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L’amministrazione comunale si è costituita parte civile nel processo – spiega il legale del 43enne architetto – e ha richiesto un risarcimento pari a un milione e mezzo di euro per i danni di immagine arrecati all’Ente con una provvisionale di 500 mila euro immediatamente esecutiva a carico di tutti i dieci imputati.

Il Comune avrebbe potuto distinguere le varie posizioni di ciascun imputato e invece ha sparato nel mucchio colpendo anche il mio assistito che si è messo fin da subito a disposizione dell’Autorità Giudiziaria e che oggi reclama a gran voce una sentenza giusta.

Questo processo ha segnato psicologicamente Andrea De Felice, ha spezzato i sogni e i sacrifici di un giovane laureato in Architettura, che ha accettato di lavorare in Comune anche se sottopagato.

Oggi Andrea ha abbandonato le sue aspettative e ha dovuto rinunciare alla libera professione di architetto per lavorare come operaio in una ditta di smaltimento rifiuti”.

A decidere le sorti del processo sarà il Collegio presieduto da Nicola Di Grazia: nelle prossime udienze, parola alla difesa degli altri imputati.

La sentenza di primo grado è prevista entro dicembre.

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