San Polo, Ma che bel castello…

Ha riaperto i battenti per un giorno. Uno dei proprietari, il principe Federico Cesi fu amico e protettore di Galileo Galilei, forse suo ospite qui

Mille anni di storia e chissà quanti segreti. Il castello di San Polo dei Cavalieri, un mastio centrale e quattro torri merlate, posseduto tra gli altri dagli Orsini, dai Cesi e dai Borghese, tanto da portarsi il nome mastodontico di Castello Orsini-Cesi-Borghese, nasconde un mistero che per ora gli storici non sono ancora riusciti a sciogliere: ha ospitato o meno Galileo Galilei? Si protende più per il sì, ma per deduzione. L’allora proprietario Federico Cesi, primo principe di San Polo (il prozio cardinale aveva comprato il castello dagli Orsini), scienziato, naturalista nonché fondatore dell’Accademia dei Lincei, – siamo nei primi anni del Seicento – fu il genio che si spese per proteggere Galileo dalle furie ecclesiastiche per il suo avallamento delle teorie copernicane. E’ Cesi che saltellando tra Roma e San Polo convincere l’amico-protetto Galileo sceso nella Capitale (e probabilmente anche nel suo castello) a iscriversi nell’Accademia che aveva fondato, è sempre lui che dà il nome di telescopio allo strano attrezzo per vedere da vicino gli astri inventato da Galilei, mentre il medico tedesco Johan Faber – segretario dell’Accademia de Lincei e curatore dell’Orto botanico di Roma – ribattezza col nome di microscopio l’ “occhialino” creato al contrario dal genio toscano per osservare le creature piccole piccole. Negli scambi epistolari si fa riferimento a Monte Gennaro, alla botanica, alla passione viscerale di Federico Cesi per la natura attorno a San Polo, tanto che grazie al microscopio dell’amico scienzato, il principe di San Polo e duca di Acquasparta riuscì a scrivere un opuscoletto sulle api, l’Apiarium.

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LA VISITA

Il castello che racchiude mille anni di storia – prima fortezza, poi residenza di principi, ed ancora granaio e ora sede per banchetti nuziali con sale dipinte da artisti della scuola degli Zuccari, gli stessi che hanno affrescato Villa d’Este nella vicina Tivoli – appartiene a un privato e non è quasi mai visitabile. Ha aperto le porte, su prenotazione domenica 24 ottobre in occasione della festa di piazza San Polo da Gustare. Tra i 150 visitatori c’eravamo pure noi di Tiburno. Forse il castello sarà riaperto per una giornata al pubblico per le festività natalizie. Intanto per rispolverare l’atmosfera del castello e quella grande amicizia tra l’inventore dell’Accademia dei Lincei, sanpolese d’adozione, e il padre della scienza moderna, nato a Pisa, riproponiamo una lettera. E’ Galileo che scrive a Federico Cesi, è il 23 settembre del 1624: “Invio a V.E. un occhialino per veder da vicino le cose minime, del quale spero che ella sia per prendersi gusto e trattenimento non piccolo, chè così accade a me. Io ho contemplato moltissimi animalucci con infinita ammirazione: tra i quali la pulce è orribilissima, la zanzara e la tignuola sono bellissimi. Insomma ci è da contemplare inifinitamente la grandezza della natura, e quanto sottilmente ella lavora, e con quanta indicibil diligenza…”. Galileo presentava così l’occhialino, ossia il microscopio. Un regalo che Cesi, sempre preso nelle sue scampagnate scientifiche su Monte Gennaro da lui battezzato Monte Giano, gradì tantissimo.

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