Offerta pubblica acquisto per ITA

Emerge finalmente l'impronta del mercato che ci si aspettava da un presidente come Draghi ma che non era finora mai emersa

C’è forse la svolta ideologica del governo di Mario Draghi alla radice del nuovo interessamento da parte di Lufthansa ed Msc nei confronti di Ita. La precedente cultura politica aveva messo in subordine alle pretese della vecchia Alitalia le mire che la compagnia aerea tedesca aveva manifestato nei confronti dell’ex compagnia di bandiera.

Era chiaro anche che Lufthansa ragiona nei termini di una società più snella, con un personale di dipendenti meno gravoso ma anche con meno aerei.

Ipotesi che dal governo Conte fino agli inizi del manifestarsi pesante della crisi Alitalia nessuno voleva prendere nemmeno in considerazione. Ora si deve. Sul piatto ci sta la sopravvivenza della neonata compagnia Ita. Quindi qualsiasi soluzioni a cui si vorrà arrivare dovrà seguire questo pattern. I nostalgici pan-sindacalisti, amici del vecchio carrozzone pubblico-privato, si astengano. Ora che Lufhtansa e Msc vogliono diventare azionisti di Ita il tema da discutere è solo il quanto, in termini di percentuale. Le due leader del mercato chiedono allo Stato italiano di rimanere azionista di minoranza.

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Chiedono anche tre mesi di tempo per fare in modo che la diligence emettano le loro approvazioni all’operazione. Va ricordato che Lufthansa ha restituito oltre il settantacinque per cento avuti come aiuti di Stato a causa della crisi Covid che ha devastato il settore. (Un altro mondo!).

Entrando in quota di maggioranza di Ita Airways si entrerebbe in una storia totalmente diversa dalle precedenti storie di aiuti per la compagnia aerea che ha dato i natali a questa.

Se il progetto prendesse corpo lo Stato italiano si libererebbe dall’impegno di investire tre miliardi per l’integrazione con Ferrovie dello Stato. Sarebbero sufficienti un miliardo trecentocinquanta milioni in tre anni. Una volta tanto si alleggerirebbe la mole dei costi da mettere sulle spalle dei contribuenti.

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