La frequente perdita di oggetti, come le chiavi di casa, rappresenta un primo campanello d’allarme da non sottovalutare.
Potrebbe essere il sintomo di un disturbo cognitivo, una patologia in crescita che oggi in Italia colpisce 600 mila persone.
Malattie per le quali è fondamentale la diagnosi precoce, che permette terapie più efficaci e personalizzate per monitorare e gestire i sintomi.
A Villa Dante, la clinica del Gruppo INI di viale Roma a Guidonia, nasce il Centro Demed, Centro per la diagnosi e la cura dei disturbi neuro-cognitivi e delle demenze, quali Parkinson, Alzheimer e altre forme di natura prevalentemente degenerativa, che determinano nel corso della storia naturale della malattia la comparsa di un disturbo cognitivo.
Da un anno il Centro Demed è attivo per la fase diagnostica.
Da lunedì 24 marzo a Villa Dante è operativo anche il Centro Diurno, diretto dalla Dottoressa Pamela Latino, Responsabile del Centro Demed, e dal Dottor Eduard Leonard Mihaescu, Psicologo referente del Centro.
COSA SONO LE PATOLOGIE NEURODEGENERATIVE – Dr.ssa Pamela Latino https://www.youtube.com/watch?v=Zxy4f9_spgA
Il percorso diagnostico prevede la visita neurologica coadiuvata da valutazioni neuro-psicologiche svolte dal dottor Mihaescu insieme ad indagini neuro-radiologiche, analisi del sangue e altri test finalizzati ad accertare il disturbo cognitivo nel paziente.
IL RUOLO DELLO PSICOLOGO NEL CENTRO DEMED – Dr. Eduard Leonard Mihaescu https://www.youtube.com/watch?v=0rdRM9yIPM0
Una volta definito nella fase diagnostica il profilo cognitivo del paziente, si svilupperà un percorso di stimolazione cognitiva presso il nuovo Centro Diurno in base al disturbo, alla patologia e alla condizione del paziente stesso.
Il Centro è attivo tre giorni a settimana – lunedì, mercoledì e venerdì – dalle ore 9 alle ore 14.
Nel pacchetto possono essere compresi colazione e pranzo, nonché il trasporto con servizio navetta”.
Come funziona il nuovo Centro Diurno?
“Il Centro Diurno è una vera e propria fase terapeutica – sottolinea la Dottoressa Pamela Latino – Vengono associate le terapie convenzionali farmacologiche e di natura fisioterapica alla terapia occupazionale”.
Quali sono i benefici per i pazienti che svolgono tali attività?
“Si tratta di una serie di attività manuali-ludico-ricreative, quali l’arte terapia o il giardinaggio, che hanno lo scopo di incrementare le capacità motorie del paziente per poter svolgere attività quotidiane nonché per mantenere il funzionamento cognitivo delle abilità cognitive residue o potenziarle in alcuni casi.
Evidenze scientifiche hanno dimostrato che tali attività rallentano la progressione della patologia e comunque ne ritardano l’istituzionalizzazione, oltre a far sentire i pazienti ancora all’interno della società”.
Quanti pazienti può accogliere il Centro Diurno?
“Per il momento – dice il Dottor Eduard Leonard Mihaescu – 20 persone, un numero massimo che ci permette di poter seguire ogni paziente in maniera adeguata.
I pazienti interagiscono insieme in uno spazio comune, seguiti da fisioterapisti, psicologi, terapisti occupazionali, insegnanti di ballo e di teatro.
Inoltre infermieri e Operatori Socio-Sanitari offrono assistenza continua ai pazienti durante la giornata.
E’ bene sottolineare che, nonostante il percorso di stimolazione cognitiva venga effettuato in gruppo, si andrà comunque ad agire in maniera personalizzata e specifica in base ai bisogni di ciascun paziente”.
Quanto dura il percorso di un paziente?
“Non ci sono limiti temporali – prosegue la Dottoressa Latino – il progetto dura fintanto che le condizioni del paziente lo permettano”.
Come si accede al nuovo Centro Diurno?
“E’ un servizio privato – spiega la Responsabile – ma ci siamo impegnati affinché possa essere accessibile veramente a tutte le famiglie, per cui i costi non sono elevati.
Inoltre c’è un’altra possibilità di accesso per le persone già ricoverate all’interno del reparto privato di degenza al secondo piano di Villa Dante adatte a questo tipo di attività: per tali pazienti il servizio del Centro Diurno è offerto gratuitamente ed è incluso nel pacchetto del ricovero”.
Secondo la vostra esperienza i disturbi neuro-cognitivi sono in crescita rispetto al passato?
“Assolutamente sì, sono patologie in crescita per due motivi – sottolinea la Dottoressa Pamela Latino – Il primo è che stiamo assistendo ad un invecchiamento della popolazione per l’innalzamento della vita media.
Il secondo motivo è che siamo più bravi a diagnosticarle e a riconoscerle.
In Italia abbiamo oltre 600 mila persone affette, la spesa sanitaria mondiale per sostenere e curare questo tipo di pazienti è pari ad oltre 60 milioni di dollari e si stima che nel 2030 i numeri di queste malattie si siano raddoppiati.
Tanto per dare un esempio, si fa una nuova diagnosi nel mondo ogni 4 secondi”.
A proposito di diagnosi, da una prima visita è possibile capire se la malattia è già iniziata?
“Oggi c’è molta attenzione da parte dei pazienti e dei familiari stessi – riflette la Dottoressa Latino – Nei nostri ambulatori vengono sempre più persone a dirci di avere disturbi di memoria e di non riuscire più a svolgere le azioni che facevano un anno prima.
Nell’ambito della prima visita ci sono dei test che possono darci una prima idea.
Successivamente il Dottor Mihaescu riesce a individuare effettivamente il problema dal punto di vista quantitativo e qualitativo perché il disordine cognitivo è un sintomo a cui noi dobbiamo dare anche una causa e sono diverse le patologie che la possono determinare.
E’ fondamentale in questo momento storico fare non solo prevenzione, ma anche una diagnosi che sia il più precoce possibile.
Infatti più della metà dei pazienti che presentano un disordine cognitivo lieve, se non riconosciuto e non trattato, svilupperanno la demenza grave nell’anno successivo.
Voglio evidenziare che per disordine cognitivo lieve intendo un paziente non più in grado di svolgere le sue abituali attività come prima, ma che comunque riesce a portarle a termine tramite delle strategie di compenso.
Strategie come il pro memoria, per cui tutti i giorni suona la sveglia del telefonino per prendere la cardioaspirina che invece il paziente era abituato ad assumere da solo da anni senza problemi”.
C’è un’età minima di insorgenza dei disordini cognitivi?
“I disordini cognitivi sono per definizione delle patologie dell’anziano – aggiunge la Dottoressa Latino – Una minima parte è su base genetica e hanno un’età d’esordio intorno alla quarta decade di vita, quindi intorno ai 40 anni, ma sono veramente una minoranza
La maggior parte dei casi tende a svilupparsi sopra ai 70 anni.
Per noi è fondamentale che la diagnosi sia più precoce possibile perché permette un intervento altrettanto precoce”.
Quando è necessario ricorrere alla diagnosi?
“Quando i pazienti e soprattutto i familiari – sottolinea il Dottor Mihaescu – si rendono conto di alcune difficoltà nelle capacità di memoria, visu spaziali, ma anche di orientamento in ambienti piuttosto familiari per i pazienti”.
“Ci sono alcuni campanelli d’allarme – evidenzia la Dottoressa Latino – Si inizia ad essere più ripetitivi nelle domande poste; si possono perdere con maggiore frequenza degli oggetti, ad esempio le chiavi di casa; si comincia ad avere difficoltà in azioni abituali, come ad esempio guidare la vettura, oppure nella lettura; si notano piccole modifiche caratteriali, ad esempio si inizia a diventare un pochino più apatici e a ridurre il grado di interazione oltre che sociale all’interno dell’ambiente familiare.
Nel momento in cui ci si rende conto di queste difficoltà, vale quantomeno la pena di consultare lo specialista”.