TIVOLI – Uffici pubblici off limits ai disabili, la denuncia di Fabio Boldrini

Lettera aperta ad amministratori, dirigenti e politici del Comune di Tivoli firmata da Fabio Boldrini e Gianni Censi

Da Fabio Boldrini e Gianni Censi riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta agli amministratori, dirigenti e politici del Comune di Tivoli intitolata

“La dignità di essere disabili”

“La condizione della disabilità è trattata, dai nostri “ottimi” politici locali, da una parte come esternazione a carattere elettorale e dall’altra come assoluta disapplicazione delle più elementari realizzazioni atte ad eliminare barriere e/o ostacoli per vivere una vita dignitosa; all’impegno “ossessivo” dei partiti politici nel cercare di voler risolvere (sempre nelle intenzioni) il problema dei disabili, corrisponde l’inefficacia degli amministratori e dei dirigenti locali nel realizzare condizioni di vita quotidiana accettabili anche per chi non è normodotato.

Ma cos’è per un disabile vivere una vita dignitosa?

La disabilità è tutelata dalla Costituzione, che se ne occupa in diverse disposizioni, in maniera più o meno specifica agli articoli 2, 3 e 32.

In particolare, l’articolo 2 può porsi a fondamento della tutela della disabilità nella parte in cui dispone che “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo” e lo fa a prescindere dalle condizioni personali, sociali e di salute dell’individuo.

L’articolo 3, invece, sostiene la disabilità affermando che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” e che “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona”.

L’articolo 32, infine, sancisce che “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività“.

Vivere una vita dignitosa, pertanto, implica il rispetto e il riconoscimento del valore effettivo posseduto da qualsiasi individuo, in virtù semplicemente dell’essere persona. Ad essere concreti, almeno per noi, vivere una vita dignitosa dovrebbe significare, per donne, uomini, abili e disabili (tutti in assoluto), semplicemente avere considerazione e ammissione (rispetto e riconoscimento) delle altrui condizioni, non in termini caritatevoli ma eguali e decorosi.

Come vengono affrontati e risolti i “problemi” dei disabili?

Nell’essere handicappati (ampliando anche il concetto agli anziani) e nel vivere quotidiano di affrontare e risolvere le esigenze, constatiamo quanto l’essere eguali non sia assolutamente vero, portando ad esempio situazioni concrete di mancanza assoluta di efficacia ed efficienza nel programmare, progettare e realizzare tutti gli interventi per il “godimento” di strutture e servizi necessari allo svolgimento di una vita dignitosa nella nostra città.

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Esistono due categorie di disabili.

La prima è quella dei disabili veri, certificati, più che dal Sistema Sanitario Nazionale e altre istituzioni, dalle loro condizioni di vita e dei propri familiari.

La seconda è quella dei disabili furbi, certificati solo dal Sistema Nazionale Sanitario, da altre istituzioni e da “complicità o favoreggiamenti”, tanto da farci pensare malignamente che se non esistesse la categoria dei “favoreggiatori o complici”, non esisterebbe la categoria dei disabili furbi, risolvendo totalmente il problema a monte.

L’eliminazione della seconda categoria dovrebbe essere il primo impegno, da parte della classe politica e dirigente, da porre al primo posto nelle azioni da compiere prima di ogni altra fumosa promessa, al fine di contenere costi non dovuti e ristabilire il rispetto e il riconoscimento del valore effettivo per “restituire” vita dignitosa ai disabili veri.

L’esistenza dei disabili furbi, pertanto, è assoluta mancanza di efficaci soluzioni da parte dei politici e dirigenti, accentuando il non essere eguali dei disabili veri.

L’attuale situazione nella città di Tivoli (compreso le borgate) è a dir poco penosa relativamente al “fruire” dignitosamente le strutture e infrastrutture da parte dei disabili….e per disabili intendiamo anche gli anziani.

La legge 13 del 1989 sull’abbattimento delle barriere architettoniche non trova applicazione, in numerosi edifici pubblici a partire da Palazzo San Bernardino sede del Comune di Tivoli e altri palazzi delle istituzioni ed in numerosi, troppi, edifici privati con acceso al pubblico quali negozi, banche, studi medici, Enti, luoghi di culto, Ferrovie dello Stato, etc.

Gli accessi a questi edifici è demandato o a situazioni alternative del tipo “ti sto’ facendo un piacere” o alla totale assenza di questi, con mancanza assoluta di previsioni nel voler risolvere tale problema, oppure laddove esistono sono realizzati in maniera tale che il disabile deve essere sempre accompagnato da altre persone, non considerando il fatto che possa accedere da solo con i propri mezzi alle strutture.

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Le strade presentano una eterna presenza di buche, tombini non a livello, mancanza di strisce pedonali, segnaletica ed illuminazione adeguata, mancanza di marciapiedi, tanto che diventano il luogo dove ognuno (automobilisti in primo luogo) è padrone di comportarsi a piacimento fregandosene della velocità, dello stato dei luoghi, in considerazione della assoluta mancanza di sistematici controlli da parte delle forze dell’ordine.

Inoltre per i marciapiedi, laddove esistenti, deve essere messa in evidenza la non sufficiente fruibilità per eccessiva pendenza, presenza di vegetazione, pali della luce, cestini porta-rifiuti, tabelle pubblicitarie, mancanza di scivoli adeguati, non rispondenza tra lo scivolo e le strisce pedonali ….tanto che oltre alle responsabilità politiche possiamo anche aggiungere incapacità di progettazione e gestione da parte dei dirigenti comunali, preposti al decoro pubblico e alle opere pubbliche, che addirittura ne rilasciano l’agibilità finale pagando, a nostro avviso, impropriamente le ditte che hanno realizzato tali opere e non controllando lo stato di fatto.

Nel momento in cui si decide di scendere in campo e diventare un politico/amministratore o ancora meglio partecipare e vincere concorsi pubblici per diventare dirigente di settore, assistiamo puntualmente ad un vero e proprio miracolo relativamente al restringimento del cervello direttamente collegato con il posizionamento del loro deretano sulla poltrona, tanto che elenchiamo una terza categoria di disabili alle due precedentemente considerate e precisamente la categoria dei disabili politici/amministrativi/dirigenti.

Quello che ci differenzia è, purtroppo per loro, è la cosiddetta disabilità intellettuale finalizzata alla totale mancanza di sapere che la maggior parte delle cose da realizzare per dare dignità alle persone è a costo zero, in quanto presenti nel bilancio comunale o nelle gare di appalto o nell’ordinaria manutenzione.

Ricordiamo ai nostri amministratori che non devono impegnarsi nel risolvere gli accessi sui mezzi di trasporto pubblico, perché a suo tempo già risolti da un portatore di handicap, ma solo a controllare e mantenere questa situazione.

Saremo puntuali nel continuare a documentare e divulgare tutte le situazioni non dignitose riportate sopra, denunciando pubblicamente nel merito politici, amministratori e dirigenti di settore.

Saremo in prima linea a documentare e divulgare la realizzazione e l’efficacia di quanto sopra concretizzato”.

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