La repubblica del pallone

Pare che il placet per il pullman scoperto e le relative masse festanti alla nazionale italiana di ritorno dall'Europeo sia arrivato niente poco di meno che da Mario Draghi

Sul bagno di folla al centro di Roma è giallo. In effetti è certo che era stato deciso un protocollo per cui i giocatori dovevano sfilare in pullman chiuso e dare vita a una celebrazione composta in piazza del Popolo. Come possono essere disattese le disposizioni del Viminale? L’intercessione di Chiellini e Bonucci è così determinante? Chi decide in Italia? Il prefetto, il ministro oppure i terzini della nazionale? La polemica è rimbalzata e al di là delle questioni di salvaguardia per la salute dovuta all’emergenza Covid la questione di diritto è chi ha deciso, chi ha preso l’onere di derogare ad un ordine. Le ricostruzioni dei momenti concitati si affastellano sui notiziari di oggi. Secondo una versione apparsa su IL Foglio pare che sia stato interpretato il sorriso di Mario Draghi come assenso alle richieste dei terzini. Dovrebbe allora assumerli nella squadra di governo, forse avrebbero più voce e capitolo nei rapporti internazionali con gli altri paesi dell’Unione Europea. Sicuramente saprebbero farsi rispettare di più nei rapporti interni. Draghi o non Draghi ci confermiamo la repubblica del pallone. E questo consiste a uno stato di cose. Non siamo “nel pallone” – come per dire viviamo un momentaneo stato di impasse. Siamo proprio la repubblica che ha eretto la ben rotonda sfera nei suoi valori fondanti.

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