Addio al linguista Luca Serianni, era stato investito sulle strisce

Si è spento stamane al San Camillo il noto docente universitario: per 37 anni ha formato generazioni di studenti di Lettere

E’ stato uno dei più importanti studiosi della lingua italiana, un punto di riferimento per generazioni di studenti di Lettere dell’università “La Sapienza”.  Un maestro autorevole e gentile, che i ragazzi ascoltavano in religioso silenzio prendendo appunti mentre lui spiegava i processi di evoluzione della lingua.

Si è spento stamane, giovedì 21 luglio, alle 9,30 all’ospedale “San Camillo” di Roma il professor Luca Serianni, 74 anni, il noto linguista e filologo investito il 18 luglio da una Toyota condotta da una 52enne mentre attraversava sulle strisce pedonali all’incrocio fra via Isole del Capo Verde e via dei Velieri, a Ostia.

A comunicarlo è stata la famiglia che ringrazia “tutti coloro che in questi giorni hanno manifestato il loro affetto“.

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D’altronde, chi ha frequentato Lettere a “La Sapienza” tra il 1980 e il 2017 sa bene che Luca Serianni è stato un accademico senza uguali, di quelli talmente appassionati alla materia da far innamorare gli studenti di una lingua così complessa come quella italiana.

Socio dell’Accademia della Crusca e dell’Accademia Nazionale dei Lincei, vicepresidente della Società Dante Alighieri, nel 2017 Serianni fu nominato consulente del ministero dell’Istruzione per l’apprendimento della lingua italiana.

Per lui i titoli di merito più prestigiosi sono stati però i giovani laureati in Storia della Lingua Italiana, che a distanza di tanti anni conservano la capacità di analizzare un testo e la trasformazione delle parole nel corso del tempo. In molti lo ricordano mettersi a disposizione dei ragazzi ed elaborare un libro come “La Lingua Cantata”, chiedendo la collaborazione al cantante Francesco De Gregori e al compianto critico musicale, saggista, politico e accademico Gianni Borgna.

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Il suo rigore, la sua precisione e la sua serietà ne hanno fatto un mito agli occhi di generazioni di universitari.

Anche di quelli pessimisti, pronti a sostenere che la l’italiano fosse oramai una lingua morta.

“E’ l’uso che fa la regola”, ripeteva il professor Serianni ai suoi studenti in aula già negli anni Novanta.

Una piccola rivoluzione culturale annunciata ancor prima dell’avvento dei Social Network.

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