Maschio Femmina … Femmina Maschio …

Le due categorie usate per analogia nell’elettronica sono prossime ad essere bandite. Si cercano sostitutivi convincenti. Tutto per un eloquio che non urti la sensibilità omo-trans-gender

Il richiamo all’anatomia umana è sempre stato chiaro a tutti. Il gioco a incastro dei cavi viene reso con le due categorie somme. Anche i bambini nell’apprenderlo non rimanevano stravolti. L’insegnamento che se ne trae, però, è quello dell’esistenza di una natura combinata su due poli che hanno bisogno di entrare l’uno nell’altro per dare funzionalità a un sistema. E questo è l’insegnamento che non può essere sviluppato. Almeno, si deve fermare. Si debbono trovare dei sostituti nominali ai due elementi. Non più maschio femmina … Si sta delirando? Forse. Ma a delirare non è la fantasia di chi scrive bensì un comunicato di Professional Audio Manufacturers Alliance (PAMA). Si tratta di un’associazione americana di produttori di materiale audio. Ora il loro impegno sociale consiste nel risolvere i problemi di linguaggio e promuovere lo spirito di inclusione. Ogni impresa che si rispetta oggi non cerca solo proventi ma anche battaglie sociali affinché si parli di loro e arrivino i proventi, politicamente corretti, però.
Questa impresa ha così redatto un questionario, l’ha distribuito ad operatori di altre aziende, per capire come muovere questa grande azione di progressismo linguistico. Sembra incredibile. Lo scrive Music radar. È un portale telematico molto seguito al mondo che informa sulle novità di tendenza e di musica.
La proposta avanzata democraticamente, pluralisticamente, illuministicamente … Consiste nel trasformare il ‘maschio o femmina’ in ‘spina o presa’. Ma c’è anche una divisione di classe pazzesca nel linguaggio inglese che consiste nell’indicazione di master o slave: signore e schiavo. E allora si propone di trasformare in primario o secondario. Ma anche questa potrebbe essere obiettabile. In ostensione all’indicazione originaria, il signore sarebbe primario e lo schiavo sarebbe secondario. Anche Hegel non sarebbe d’accordo.
Il dibattito continua. Ne sentiremo delle belle.
Condividi l'articolo:
LEGGI ANCHE  Il Mise certifica l'oliva ascolana

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *