MARCELLINA – Alcol, droga e botte alla compagna: niente carcere se lui va al Centro di recupero

Il 37enne italiano condannato a 2 anni con la pena sospesa se riconosce la malattia e va in cura

Quando stavano insieme, la riempiva di insulti e botte. Anche davanti alla loro bambina.

Da separati le cose non sembrano essere andate meglio: telefonate anche notturne e minacce.

Sarebbe andata avanti così per 5 anni, fino a quando lei ha deciso di lasciarlo e di denunciare.

Per questo ieri, lunedì 25 maggio, il Tribunale di Tivoli ha condannato in primo grado a due anni di reclusione un 37enne italiano di Marcellina per maltrattamenti nei confronti della ex compagna, una italiana di 27 anni anche lei di Marcellina, e della loro figlia di soli 6 anni.

Il Collegio presieduto da Cristina Mazzuoccolo – a latere le giudici Camilla Amedoro e Lucrezia Turriziani Colonna – ha condiviso la ricostruzione della Procura di Tivoli concedendo all’imputato il beneficio della sospensione condizionale della pena subordinato alla partecipazione con cadenza almeno bisettimanale e al superamento di un percorso di recupero di due anni presso il “Centro Prima” da intraprendere entro tre mesi dal passaggio in giudicato della sentenza.

Secondo la denuncia della ragazza, l’uomo a causa di abuso di alcol e sostanze stupefacenti, l’avrebbe picchiata denigrandola sistematicamente anche durante la gravidanza e dopo la nascita della bambina.

In particolare, lui le avrebbe detto che era stupida, che non valeva niente e che senza di lui lei non era nessuno. Nel corso della gravidanza l’uomo sarebbe arrivato addirittura a dubitare di essere il padre della neonata.

Dai racconti è emerso che lui spesso la colpiva con schiaffi in faccia, sul corpo, tirandole pugni e calci provocandole lividi e mettendole le mani al collo, strappandole ciocche di capelli, lanciandole contro bottiglie e una mazza da baseball, mettendo casa a soqquadro.

Nell’estate del 2024 la fine della relazione dopo l’ennesimo pestaggio: in quel caso lui l’avrebbe colpita con un calcio al costato e strattonata per evitare che allertasse le forze dell’ordine.

Una volta separati, il 37enne avrebbe faticato a trovare la serenità e garantirla anche alla madre di sua figlia.

Decine e decine di telefonate e messaggi anche di notte, videochiamate comprese per verificare se la ex fosse in compagnia di un altro uomo.

Pare che l’uomo l’abbia anche pedinata mentre era in auto con la bambina e in un caso abbia minacciato la ex con una lancia razzi senza tappo rosso: “Se vengo a sapere che frequenti qualcuno, atterro sia a te che all’altro”.

E ancora: “Se c’è qualcuno faccio saltare in aria il palazzo”.

 “se mi capita per le mani ti lascio invalido, ti amputo tutte e due le mani”.

 “io per te sarei capace di farmi togliere il cuore a mani nude… voglio vedere se c’è qualcuno che si sacrifichi allo stesso modo allora sarà degno di averti vicina, altrimenti farò in modo di convincerlo a sparire… tu non sei una delle tante, tu sei la mia vita”.

“Speriamo Iddio che non so chi è perché ci faccio il sugo con il suo coso e poi calcola che non ci metto le mani io, mi farò fare il lavoro, così posso assistere come al cinema”.

“Io decido de ammazzavve, decido de ammazzavve, io ve lo sto dicendo adesso, non sto a scherzà”.

Ieri il Tribunale di Tivoli ha revocato la misura cautelare del divieto di avvicinamento.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra 15 giorni.

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