GUIDONIA – Centro Diurno chiuso e cassa integrazione, i sindacati accendono il faro su Ihg

Richiesta di incontro urgente per una soluzione alternativa a favore dei malati

Il Centro diurno per malati di Alzheimer chiuso dagli inizi di aprile. Il contemporaneo trasferimento di 40 degenti affetti da malattie neuro degenerative in altra struttura a quasi chilometri da Guidonia per far posto ad una struttura di 60 posti letto per pazienti CoVID positivi. Infine gli ammortizzatori sociali per un numero imprecisato di dipendenti. I sindacati Cgil Rieti Roma Eva e Cisl Roma Capitale e Rieti sembrano volerci vedere chiaro sulla evoluzione in corso che ha determinato la ristrutturazione del polo Alzheimer dell’Italian Hospital Group, la clinica di via Tiburtina 188 a Guidonia. Lunedì 4 maggio le sigle hanno richiesto un incontro urgente in video conferenza sul polo Alzheimer in una nota indirizzata alla stessa Italian Hospital Group, alla Azienda Sanitaria locale Roma 5 e all’Assessore alla Sanità e Integrazione Sociosanitaria Alessio D’Amato. Già il 30 aprile le Organizzazioni di categoria avevano denunciato la volontà dell’azienda di ricorrere all’assegno ordinario del Fondo di Integrazione Salariale (Fis) previsto dall’articolo 19 del Decreto Legge 18/2020 del Governo Conte. Si tratta dell’ammortizzatore sociale meno famoso rispetto alla cassa integrazione ordinaria e alla cassa integrazione in deroga, ma è quello spettante a tantissimi lavoratori durante l’emergenza Coronavirus Covid-19 che prevede l’erogazione dell’80 per cento dello stipendio da parte dell’Inps. “Il trasferimento di pazienti dalla struttura di Guidonia a Roma (zona Camilluccia) – sottolineano i sindacati – ha creato notevoli disagi e interrogativi ai familiari, che chiedono certezze sulla situazione e le prospettive per i propri congiunti. La chiusura del Centro diurno, dovuta alle norme del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri numero 18 del Cura Italia, richiede necessariamente forme alternative di sostegno alle famiglie e forme di rimodulazione di assistenza, che pur tenendo conto delle criticità legate alla pandemia, possano consentire le cure necessarie al mantenimento delle capacità cognitive dei pazienti, anche da un punto di vista socio-sanitario, e siano di supporto e sollievo alle loro famiglie che proprio in questo momento, necessitano di massima attenzione da parte del Servizio Pubblico”. “Si sottolinea – concludono i sindacati – che le problematiche delle demenze cognitive e senili rappresentano una patologia che richiede una strategia e un’attenzione rilevante anche in riferimento all’evoluzione demografica della popolazione e alla tendenza della crescita dei processi di invecchiamento”.

Condividi l'articolo:
LEGGI ANCHE  FONTE NUOVA - Inaugurata la pista ciclopedonale da 300 mila euro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.