TIVOLI – Maturità da 100 e lode per Tommaso Romani

Speciale Eccellenze Scolastiche - L’alunno del Liceo Spallanzani si racconta tra matematica, Lazio e sogni

di Francesca Romana Severini

Si chiama Tommaso Romani e si è appena diplomato con 100 e lode all’indirizzo scientifico del Liceo Lazzaro Spallanzani di Tivoli, città in cui vive.

Classe 2007, Tommaso ama la matematica, che lui stesso definisce «il linguaggio del mondo», l’unico punto fermo in mezzo al caos della vita.

 

Sopra e sotto, alcune immagini di Tommaso Romani, eccellenza scolastica di Tivoli

 

«Della matematica mi piace il fatto che sia una scienza esatta. Due più due fa sempre quattro.

Se svolgi i calcoli nel modo giusto, sai che il risultato sarà per forza quello», racconta il diciannovenne ai microfoni di Tiburno.tv.

Una fame di sapere che lo aveva già portato a concludere le scuole medie, frequentate presso l’Istituto Segrè, con il massimo dei voti e la lode: «Mia mamma mi ha sempre detto che studiare è l’unico modo per avere un futuro migliore».

Nella sua vita, però, non c’è soltanto la scuola.

 

Tommaso Romani insieme alla fidanzata Sara

 

Da anni il suo cuore è diviso in due: da una parte l’amore per la fidanzata Sara, dall’altra il legame viscerale con la “sua” Lazio.

 

Tommaso Romani condivide col padre Fulvio la passione per la Lazio

 

Una fede trasmessagli dal papà Fulvio, 54 anni, infermiere.

«Ho sempre fatto l’abbonamento. Tranne quest’anno, per ovvie ragioni. Da piccolo andavo all’Olimpico con papà e insieme abbiamo costruito tantissimi ricordi», conclude Tommaso.

La passione per il calcio lo ha portato a indossare per dieci anni la maglia della Tivoli 1919, nel ruolo di portiere, fino a dover rinunciare per i numerosi impegni scolastici.

Tra gli altri interessi del diciannovenne c’è anche il pianoforte, studiato per tre anni in contemporanea con il calcio e poi abbandonato perché, come racconta Tommaso: «andavo a lezione con le dita rotte o doloranti a causa della partita della sera prima».

Il suo idolo resta ancora oggi Neuer, portiere della Germania, tanto da spingerlo a sperare di rimettere i guantoni il prima possibile.

«A settembre vorrei tornare a giocare.

So di essere ormai grande e non mi aiuta aver smesso già cinque anni fa. Però il calcio mi piace perché è uno sport a due binari: da una parte la tecnica, i movimenti giusti e le tattiche; dall’altra lo stadio, i tifosi e le emozioni che ti invadono vivendo quei novanta minuti.

Vorrei provare a prendere il patentino per fare l’allenatore.

Il mio sogno? – chiede divertito – Allenare la Lazio, ovviamente».

 

Tommaso insieme al papà Fulvio, alla mamma Federica e alla sorellina Emma

 

Ovunque lo porterà il futuro, oltre alla matematica ci sarà sempre un’altra certezza: il papà Fulvio, la mamma Federica, 50 anni, impiegata all’ACEA, e la sorella Emma, 11 anni, che ha da poco concluso le scuole elementari all’Istituto Don Nello Del Raso, lo sosterranno sempre.

Tra studio, passioni e futuro, Tommaso condivide la sua storia con Tiburno.tv.

Tommaso, cosa rappresenta per te il 100 e Lode?

<<Il 100 e Lode per me rappresenta il coronamento del mio percorso scolastico ed è il giusto riconoscimento per l’impegno e la costanza dimostrati negli anni>>.

Puntavi al massimo dei voti? Te lo aspettavi?

<<Sicuramente era il mio obiettivo, e anche se c’erano tutti i presupposti per arrivarci non mi sono mai sentito sicuro fino all’uscita delle valutazioni>>.

Se ti fossi diplomato con un voto inferiore?

<<Un voto inferiore non avrebbe cambiato quello che sono e quello che ho dimostrato nel mio percorso, sicuramente è una grande soddisfazione ma sono convinto che sarei comunque stato contento del mio risultato>>.

Ti sentivi abbastanza preparato per questo esame finale? Avevi ansia o eri tranquillo?

<<Mi sentivo molto preparato per l’esame, soprattutto per la seconda prova, ma un po’ d’ansia c’e sempre: la maturità rimane un’incognita fino all’ultimo, con professori esterni che non conosci ma che soprattutto non conoscono te, il tuo percorso scolastico e la tua storia personale.

A causa di ciò possono avere un’idea sbagliata dello studente, data solo dalla prima impressione>>.

 

Tommaso Romani festeggia il traguardo all’uscita dal Liceo Spallanzani di Tivoli

 

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Il tuo percorso di studi ti ha preparato a questo esame finale oppure avresti preferito che fosse diverso? Se sì, come?

<<Come ho detto, mi sentivo preparato, per la prima prima prova abbiamo fatto molte simulazioni in classe prese proprio dalle prove degli anni precedenti.

Per il compito di matematica invece credo che, in generale, si sbagli approccio: nella mia, come in tutte le classe di cui ho sentito parlare, si iniziano a svolgere problemi e quesiti finalizzati alla prova d’esame solo dal secondo quadrimestre (gennaio/ febbraio); sicuramente è giusto ma credo che quella tipologia di esercizi debba essere proposta agli studenti molto prima, già dalla fine del 4º anno.

I quesiti della maturità sono non solo in generale più difficili, ma anche molto diversi dai classici esercizi che si trovano nelle verifiche e credo che gli studenti debbano essere preparati più in anticipo a questo cambiamento>>.

Come è andato questo esame e quale traccia hai scelto?

<<Nella prima prova ho scelto la traccia A1, quella su Cesare Pavese.

La poesia in sé mi è piaciuta molto ma ho apprezzato particolarmente l’interpretazione che mi ha permesso di fare un totale excursus sul tema della natura nella letteratura italiana e non solo>>.

Cosa pensi della nuova modalità d’esame?

<<Non credo che la nuova modalità d’esame sia stata un miglioramento: purtroppo, un orale incentrato solo su quattro materie scredita inevitabilmente le altre: per quanto ognuno dei nostri professori abbia provato in ogni modo a mantenere l’interesse e lo studio allo stesso livello per tutte le discipline noi studenti arriviamo a considerare le quattro scelte dal Ministero (nel caso dello scientifico Italiano, Matematica, Storia e Scienze) come le più rilevanti>>.

Per ottenere risultati simili, quante ore dedichi allo studio?

<<Io dedico molte ore allo studio, ma il segreto è nella costanza: personalmente studio 3-4 ore tutti i giorni, e anche quando non ci sono verifiche o interrogazioni imminenti, non perdo mai tempo.

Secondo me è il metodo migliore, in quanto reputo che arrivare a studiare più di 6-8 ore prima di un’interrogazione per recuperare tutto il lavoro non svolto in precedenza sia solo controproducente>>.

Come riesci a conciliare studio e vita sociale?

<<La mia vita sociale è sempre stata molto attiva e una parte molto importante della mia persona: per me sarebbe stato impossibile riuscire a raggiungere questo risultato senza di essa.

È importante sapersi organizzare: come ho detto studiando tutti i giorni con costanza è possibile conciliare lo studio con le uscite, lo sport e gli amici.

C’è stata sicuramente qualche rinuncia: la più importante quella di giocare a Calcio, una delle cose che mi rendeva davvero felice ma che ho dovuto lasciare perche tra allenamenti e trasferte occupava davvero troppo tempo.

Nel complesso credo che con una buona programmazione dello studio si possa comunque vivere serenamente uscendo, magari non sempre, ma continuando a divertirsi tranquillamente>>.

Sceglieresti di nuovo il tuo Liceo ?

<<Alla fine del mio percorso posso dire che sceglierei di nuovo questa scuola perché mi ha dato la possibilità di esprimere tutta la mia passione per la Matematica e per le materie scientifiche in generale, il tutto accompagnato dallo studio umanistico che aiuta a sviluppare un proprio pensiero critico>>.

Hai scelto l’università?

Se sì, quale facoltà?

Se no, cosa farai dopo?

<<Ho già fatto il Tocl-I per ingegneria informatica alla Sapienza di Roma e credo che intraprendere questo percorso sará utile a formarmi seguendo i miei interessi>>.

Cosa sogni di fare da grande?

<<Attualmente non ho piani precisi, ma siccome ho ingegneria informatica credo che sarò molto soggetto all’evoluzione della tecnologia nei prossimi anni, ma non vedo l’ora di intraprendere questo viaggio per scoprire cosa mi riserverà il mio futuro>>.

Vorresti rimanere in Italia o andare all’estero?

<<Credo che in base alla mia scelta di studi andare all’estero sia l’opzione migliore, sia per opportunità lavorative che per ragioni pratiche.

L’Italia è a mio avviso il paese più bello del mondo e adoro vivere qui ma mi piace l’idea di poter conoscere il mondo che c’è là fuori con tutte le sue diversità e culture di ogni paese>>.

Secondo te il merito è premiato in Italia?

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<<Nella mia esperienza personale credo che il merito in Italia sia premiato, ma non nella maniera piú desiderabile, il fenomeno della “fuga dei cervelli” ne è un esempio: a causa della pressione fiscale fare impresa è diventato sempre più difficile e trovare un lavoro dignitoso per giovani meritevoli è al giorno d’oggi molto complesso>>.

Un tempo gli studenti con una media alta venivano chiamati secchioni e oggi nerd.

Sei mai stato chiamato così?

Ti senti un secchione?

E quale valenza dai al termine?

<<No, non mi sono mai sentito un secchione. Come detto in precedenza ho sempre conciliato lo studio con la mia vita sociale, senza mai reprimerla del tutto, pur rinunciando a qualcosa.

Ho avuto la fortuna di trovare amici che non mi hanno mai fatto pesare quei sacrifici che ho fatto in funzione della scuola.

Credo che chi ancora oggi chiami “secchione” o “nerd” un ragazzo con una media alta non abbia, in primis, rispetto per la persona e poi va a svalutare con una parola tutta la dedizione e l’impegno che c’è dietro dei semplici voti>>.

Quanto è importante studiare?

E perché?

<<Per me studiare è sempre stato molto importante: oltre il sapere accademico l’apprendimento mi ha formato come persona e soprattutto mi ha permesso di sviluppare un mio pensiero critico indipendente, che non deve essere mai condizionato dagli altri, soprattutto su temi sociali, politici e di attualità>>.

Sei sui social? Se sì, quanto tempo li usi?

<<I social fanno parte della mia vita come in qualsiasi ragazzo della mia etá. Personalmente cerco sempre di limitarne l’utilizzo in quanto credo che non rappresentino la realtá: anche se Instagram sembra diventato una sorta di “carta d’indentitá” di ognuno di noi; credo che molte persone abbiano perso al giorno d’oggi la bellezza della società, di vivere l’adolescenza con persone vere e non dietro uno schermo>>.

Cosa ti rimane di più di questi anni di scuola?

<<Della scuola più che l’arrivo mi ricorderò il viaggio, un viaggio in cui si sono alternati momenti bui ad altri felici. Sicuramente mi porto dietro le amicizie che per me sono state importanti ma ancor di più il mio amore, sbocciato proprio nei banchi di scuola>>.

C’è un episodio o un professore che ricorderai e perché?

<<Avevo davvero un bel rapporto con il prof di storia e filosofia.

È riuscito a farmi studiare volentieri queste due materie per le quale non avevo molto interesse.

Ci ha fatto interessare alla filosofia, che sembra una materia molto astratta, facendocene capire l’importanza pratica: abbiamo capito come questi grandi pensatori non furono fine a se stessi ma arrivarono a ispirare le masse scatenando, talvolta, grandi rivoluzioni>>.

Secondo un luogo comune diffuso sui Social, non è detto che il diplomato col massimo dei voti si realizzi nella vita più di uno studente medio.

Cosa ne pensi?

<<Il voto della maturità non è tutto.

Sicuramente, oltre una grande conoscenza dei programmi scolastici, testimonia impegno, costanza e forza di volontà, tutte qualità che mi aiuteranno a realizzarmi nella vita. Questo non significa che avrò necessariamente un lavoro o una vita migliore degli altri ragazzi, ma so che ho tutte le carte in regola per costruire qualcosa di grande>>.

Secondo te la legge Valditara rafforza il concetto di responsabilità e rispetto nelle giovani generazioni?

E come?

<<Non condivido l’impostazione di questa riforma, perché scambia la disciplina per educazione. Legare il voto in condotta a bocciatura, debito formativo e persino al punteggio della Maturità trasforma il rispetto in una questione di convenienza scolastica: lo studente si comporta bene per non essere bocciato, non perché abbia interiorizzato un valore.

È un rispetto “a termine”, che rischia di svanire fuori dal contesto valutato.

Anche le sospensioni “riparative” mi sembrano più uno slogan che una misura reale: senza investimenti in psicologi scolastici, educatori e tempo dedicato dai docenti, resteranno sulla carta percorsi che nella pratica somigliano alle vecchie sospensioni punitive>>.

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