In riferimento all’articolo PALOMBARA SABINA – Elezioni 2026, Alessandro Palombi è sindaco per la terza volta, dal Segretario della Federazione di Rifondazione Comunista Massimiliano Rossini riceviamo e pubblichiamo:
“Il dato centrale, dirompente e indiscutibile uscito dalle urne di Palombara Sabina è uno solo: il collasso della partecipazione e l’esplosione dell’astensionismo.
Quasi il 42% dei palombaresi (il 41,95% degli aventi diritto, pari a oltre 4.300 cittadini) ha scelto di non recarsi ai seggi.
Se a questo dato si aggiunge il 2,30% di chi ha annullato la scheda o l’ha lasciata bianca come esplicito atto di rifiuto attivo, la realtà è evidente: il vero sconfitto di queste elezioni è l’offerta politica locale. La maggioranza assoluta della popolazione di Palombara Sabina non si rispecchia in nessuna delle liste presentate e in nessun candidato sindaco.
Questa enorme fetta di paese reale ha scelto di sottrarsi al ricatto delle urne perché ha compreso che nessuna delle opzioni proposte sul territorio rappresentava le risposte urgenti per i lavoratori, i giovani e i cittadini di Palombara .
È su queste macerie democratiche che si inserisce il finto plebiscito della destra.
Alessandro Palombi celebra una “stravittoria” al 69% che è solo un’illusione ottica garantita dal deserto elettorale.
Analizzando i dati ufficiali sulla totalità del corpo elettorale (10.411 iscritti), emerge il bluff: il sindaco uscente è stato scelto soltanto da 39 palombaresi su 100 (i suoi 4.085 voti equivalgono appena al 39,23% del totale). Il restante 60,77% dei cittadini non lo ha votato.
Palombi si appresta dunque a governare un comune dove quasi i due terzi della popolazione gli ha negato il proprio consenso.
Questa vittoria monca della destra è stata resa possibile esclusivamente dal fallimento e dall’inaffidabilità dell’offerta alternativa proposta dal centro-sinistra.
La lista guidata da Viviana Rosati è stata completamente travolta, perdendo la bellezza di 893 voti reali rispetto alla scorsa tornata. Una débâcle clamorosa che dimostra come una coalizione sbiadita, priva di una chiara visione alternativa sia di persone che di proposte con un programma di radicale rottura, non sia stata minimamente percepita come alternativa, spingendo il tradizionale elettorato progressista e popolare verso la via dell’astensione o della scheda nulla.
Né la continuità conservatrice della destra né un’opposizione consiliare inconsistente e già sconfitta apriranno mai un dibattito serio sui bisogni strutturali di Palombara Sabina: il lavoro dignitoso, il rilancio dei servizi pubblici, la diminuzione delle tasse, l’emergenza sociale e la tutela della sanità del territori.
I numeri definitivi certificano la correttezza dell’analisi di Rifondazione Comunista: la rabbia e il dissenso sociale esistono, sono enormi, ma l’attuale offerta politica locale non è in grado di intercettarli.
Da domani la nostra battaglia riparte proprio da qui, fuori dal consiglio comunale: nelle piazze, nei posti di lavoro e tra quel 60% di palombaresi che ha negato il proprio consenso a questa fallimentare proposta politica locale, per costruire l’unica vera e radicale alternativa di classe possibile”.




























