TIVOLI - Polizia Locale, un investigatore per Comandante

Da oggi prende servizio Antonio D’Emilio: in dieci anni di servizio presso la Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Roma ha preso parte a indagini di notevole rilevanza mediatica per reati contro la pubblica amministrazione

Il Corpo della Polizia Locale di Tivoli ha un nuovo Comandante. Si tratta di Antonio D’Emilio, il secondo classificato con un punteggio di 57,45 al concorso per l’assunzione di un dirigente della Polizia Locale bandito nel 2020 dall’amministrazione Proietti e vinto da Roberto Carbone che ha diretto i vigili urbani tiburtini da novembre al 23 luglio scorso quando è stato assunto al Comune di Cantù.

Da oggi, mercoledì 13 ottobre, Antonio D’Emilio ha preso servizio al Comando di via Monte Vescovo. Romano, 55 anni, residente a Ladispoli, Antonio D’Emilio è un dipendente della Polizia Locale di Roma Capitale, dal 2020 distaccato come posizione organizzativa presso il Settore Tecnico del Municipio XII, docente nei corsi organizzati dalla Scuola del Corpo di Polizia Locale in collaborazione con l’Anaspol (Associazione Nazionale Sottufficiali delle Polizie Locali), Antonio D’Emilio è anche un volto noto della tv, più volte ospite in trasmissioni come “Tagadà” su “La7” per parlare della cosidetta “Truffa Marinaio”, un raggiro ai danni delle anziane sole.

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Assunto nel 1993 come agente semplice, nel 2008 è stato promosso a funzionario e gli sono stati assegnati numerosi incarichi importanti.

Chi lo conosce bene lo definisce non un capo, bensì un leader, uno di quegli ufficiali pronti a scendere in prima linea al fianco dei suoi uomini. La sua carriera è stata costellata da dieci anni di servizio presso la Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Roma e da indagini di notevole rilevanza mediatica per reati contro la pubblica amministrazione: dalla truffa e la corruzione dei cosiddetti “Punti Verde Qualità” e delle 11 piscine dei Mondiali di Nuoto, fino all’abuso d’ufficio della trasformazione del Palazzo Raggi di via del Corso in un Megastore, fino alla “retata” all’Ufficio Condono di Roma per “mazzette” in cui restò coinvolta pure una suora.

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