Scagionate il soldato Zaki

È in galera di ventidue mesi per un reato di opinione non provato

Non si hanno certezze ma lo studente egiziano che da anni viveva a Bologna potrebbe essere liberto anche oggi. Gli avvocati lo hanno annunciato ai giornalisti, tra questi ce n’era uno dell’Ansa. “Lo studente egiziano sarà scarcerato anche se non ancora assolto. Anzi il processo continua e la nuova udienza di prevede a febbraio”. Tutto questo alla terza udienza in cui sul ragazzo non erano state ancora formulate accuse precise, sulle quali l’avvocatessa aveva chiesto contezza.

L’annunciata prossima liberazione fa tirare un sospiro di sollievo ma sarebbe un errore abbassare la guardia. Primo perché la notizia non arriva da una fonte ufficiale. Secondo perché anche se la sua scarcerazione avvenisse, come giusto che avvenga anche solo per motivi umanitari, non è finita la tragedia di Zaki che sarà costretto a scappare dal suo paese di origine per sfuggire a un processo pazzesco e ingiusto. Ci sono molti posti nel mondo dove semplicemente dichiarare il proprio dissenso scherzoso sui media o confidarlo a qualche sedicente amico potrebbe comportare l’interdizione della libertà.

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(Bisognerebbe dirlo e sottolinearlo a chi in questi giorni è sceso in piazza in nome della libertà solo perché impedito a consumare una cena con amici o a fare un viaggetto. Si allude ai no vax che sul pericolo di un neo-totalitarismo hanno creato fantasmi che non esistono. Una lotta per la libertà nel mondo dovrebbe essere condotta ma guardando dove effettivamente gli spazi della consapevole gestione di sé trovano inaccettabile limitazione).

Non si deve abbassare la guardia, si diceva, perché i governi totalitari non sono nuovi a revisioni di prime annunciate decisioni. Il governo italiano da sempre si è mosso presso le sedi diplomatiche al fine di spezzare una lancia per questo ragazzo colpevole solo di aver ironizzato sui Social di quanto avviene nel suo paese natio (e anche questo dettagli è tutto da vedere con attenzione).

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Prima dell’annuncio odierno del suo rilascio, le notizie erano che Zaki oramai non sopporta il regime carcerario dando chiari segni di cedimento psicologico. Secondo le stesse indiscrezioni degli avvocati allo studente egiziano non saranno dati obblighi di firma. In altre parole si tratta di un salvacondotto sottaciuto, solo per non dire: “ci siamo sbagliati”. Perché la differenza tra un regime e uno stato veramente democratico forse risponde proprio nella capacità di fare autocritica e di ammettere gli errori.

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